—Ah! sei tu Elia?
—Son io in persona…. e lodo V. S. illustrissima che raccomanda l'allegria con tanto ardore.
—Ho un gran piacere di vederti, sai tu? E ben mi ricordo di quando, a Milano, ci incontravamo in certi strani luoghi: tu mi guardavi di sotto in su e ti sforzavi a stare in sul grave: ma qualche volta ci siam stretta la mano da buoni amici, e mentre io metteva il labbro sul tuo recente, tu lodavi il mio oltrepò…. Se hai buona memoria te ne devi ricordare.
—E me ne ricordo infatti; se non che da quando, per bontà del marchese, vestii cappa di raso e misi le trine, il vino recente non venne mai più a suscitare gli estri della mia ilarità di contrabbando.
—E così fu di me amico mio carissimo…. e da lunghissimo tempo l'oltrepò ha cessato d'intorbidare la mia mente. La propizia sorte per vie diverse ci guidò ambedue ad un medesimo fine, ed ora, come gli eroi della tavola rotonda, godiamo nel rammentarci a vicenda le nostre passate imprese; però il marchese e questa cara signora ne sono tanto quanto edificati.
—S'egli è così veramente, io mi compiaccio con me stesso della mia conversione.
La Ginevra e Manfredo risero di cuore a queste celie, e in quei quattro giorni la presenza del conte Galeazzo e dei Corvino fece dileguare tutte le nuvole che di tanto in tanto pareva volessero oscurare anche quel fuggitivo sereno.
Ma l'ottava del Corpus Domini si chiuse, e il conte, che aveva espressamente sfoggiata la propria allegria onde comunicarne agli altri quanto bastasse perchè coll'eccessiva riservatezza non dessero a pensar troppo ai barcajuoli che li conducevano a diporto pel lago, a un tratto si fece grave anche lui, riepilogò col Palavicino tutto quello che già era stato stabilito; gli diede tutti quei consigli che gli parvero opportuni, e incuorando tutti con que' suoi modi pieni di sicurezza e di fiducia, si mise sul lago.
Il Palavicino partì alcuni momenti dopo fatte pochissime parole colla Ginevra, che si sforzò a non parere commossa. Il Corvino si rimase a Cremia, e per esser pronto agli avvisi che potessero arrivare o dall'estrema sponda del lago dov'era diretto il Palavicino, o dall'Adda, dove veleggiava il conte Galeazzo, e per raccogliere tutti i barcajuoli, coi quali s'era fatto l'accordo e mandarli dove li chiamava il bisogno.
Come aveva stabilito col Palavicino e col Galeazzo, li raccolse infatti in quel dì stesso, e a compagnie di tre o quattro barche divise per molto spazio, e in ore diverse, li mandò in su sin dove il Lario cessa e incomincia il laghetto di Mazzola.