L'Elia Corvino, mentre pure per necessità aveva l'animo rivolto a tante e tanto gravi cose, irresistibilmente sentivasi attratto da quelle nuove delizie. Guardava il cielo, lo riguardava riflesso nelle acque; ascoltava lo stormire degli abeti e dei cipressi nelle ville vicine, e il rumore incessante del fiume Latte, che in quella stagione rigoglioso di acque, erompendo dal monte, va a gettarsi nel lago, e prestava attentissimo l'orecchio a quegli aliti d'aria, a quei suoni indistinti e senza nome che si interpolavano ai più vicini e ai più noti.
Quando la notte fu presso la sua metà, l'aria, che ventava da Lecco, gli portò all'orecchio quel rumore di cui egli stava in aspettazione, un rumor confuso di voci che ora appariva distinto or pareva dileguarsi e smorire nell'aria e nell'acque. Allora tendendo l'orecchio verso la parte opposta, d'onde arrivar dovevano le barche del Palavicino, non alitò per sentire se anche di là venisse il suono medesimo, ma l'aria stessa che gli portava le voci dal ramo di Lecco arrestava le onde sonore che si agitavano nella parte superiore del Lario.
Allora pel tortuoso sentiero l'Elia discese al lago, saltò nel battello e, girando a tondo intorno al promontorio, vogò per farsi incontro alla gente condotta dal conte Galeazzo Mandello. A mezza via, tra Bellaggio e Limonta, s'incontrò nelle prime barche, pronunciò la parola d'ordine, alla quale tosto, benchè a qualche distanza, rispose la voce sonora del conte Galeazzo Mandello==Viva Baradello per Baradello.==E allora da tutte le barche che passavano innanzi a quella del Corvino, che si fermò ad aspettare il conte, uscì la stessa parola==Viva Baradello per Baradello.==
—Non si poteva dare una notte più bella e più calma di questa, così prese a dire il Mandello quando dalla sua barca stese la mano al Corvino. Il lago tranquillo, nessun contrattempo, e il vento così propizio, che a pagarlo non poteva comportarsi meglio.
—Quello che fu vantaggio per voi non lo sarà stato pel marchese, rispose l'Elia; e di fatto, dalla parte di là, e accennava oltre Bellaggio, non ho udito ancora rumore nessuno.
—Sta queto, che si farà sentire. E noi, intanto, per non attenderci qui inutilmente, progrediremo, per qualche altro tratto e andremo a trovarli.
E così fecero. Toccarono la punta di Bellaggio passarono innanzi, giunsero sin quasi sotto Varenna…. Là, il conte Galeazzo, voltosi all'Elia:
—Non ti pare, disse, d'udire qualche cosa che non sentivasi prima?
—Badate che non v'inganni il fiume Latte colla sua voce disuguale.
—Non è la voce del fiume Latte altrimenti; son voci d'uomini queste.