Il lettore s'è già accorto che noi vogliamo parlare della Ginevra Bentivoglio, sposata in quel dì stesso a Giampaolo Baglione, signore di Perugia.

Nella stanza ov'ella a quell'ora trovavasi, v'era il massimo sfarzo degli addobbi e degli ornati dell'artistico cinquecento. Arazzi di ricchissimo liccio, con disegni storiati, cortinaggi di seta, tappeti di Fiandra, seggiole dorate, larghi cuscini di velluto gettati alla rinfusa sul pavimento; su d'un tavoliere, in eleganti astucci, gioie, vezzi, smaniglie, collane, cinture, piume fatte di sole perle e di brillanti; sui cuscini una veste di raso bianco, mantelline, veli, trine, merletti, sfoggi d'ogni maniera.

Innanzi ad una tavola di tartaruga ad intarsi di metallo, su cui eran vasi d'alabastro, barattoli ed alberelli pieni di essenze che effondevano un soave profumo per tutta la camera, stava seduta su di una gran seggiola a braccioli la Ginevra, in quel negletto vestire, in cui la bellezza vera compare assai meglio che nella compiuta attillatura, lasciando che la fante l'abbigliasse; ho detto lasciando, perch'ella non sapeva veramente quel che si facesse di lei in quel momento.

E in quel momento rallentato e sciolto, il bel volume dei capelli lunghi e nerissimi le cadde in varie liste sulle spalle, e la fante, disponendosi a spruzzarle le belle membra coll'acqua nanfa, come allora era costume, la venne a poco a poco spogliando così che apparve discinta quasi del tutto. Ma dessa, non accorgendosi di nulla, continuava tuttavia a lasciar fare. Aveva tanto pianto la notte prima pensando alle nozze imminenti, che ora non aveva più lagrime, e il suo dolore le si era cambiato come in un'attonitaggine piena d'accoramento; pure quel tormento assiduo, in cui versava da tanto tempo avendole messo nel sangue quasi un'alterazione febbrile, al pallore che le era abituale aveva sostituito un color purpureo, vivacissimo, che le dava un aspetto di floridezza straordinaria, il quale dissimulava l'interno affanno, e accrescendo la lucentezza delle sue pupille la rendeva notabilmente ancor più bella del solito. Le chiome, che in disordine le cadevano pel collo e per le spalle a velare in parte la nudità casta, la sua pupilla nerissima, lucente, estatica, immobile, adombrata da un tenue arco di sopracciglio, le membra, che acquistavano una grazia particolare in quella stessa cascaggine di atteggiamento, nella quale involontariamente ella erasi messa, i bianchi lini che le fasciavano i fianchi e in ricche pieghe avvolgevano la parte inferiore del corpo, tutto aiutava a vestirla di una bellezza abbagliante e piena di prestigio.

Intorno a lei continuò dunque la fante nell'officio suo per qualche tempo; quando, allontanatasi un momento dalla seggiola per prendere da un tavoliere un asciugatoio di stoffa di Fiandra, vide, nel volgersi, aprirsi leggermente l'uscio della camera, e sulla soglia fermarsi ritta la vecchia figura del Baglione. La fante non potè a meno di fermarsi con maraviglia disgustosa innanzi a quel severo e squallido aspetto, e si voltò come per avvisarne la Ginevra, ma irresoluta si tacque. Il signore intanto, girato lo sguardo nella stanza, lo fermò sulla giovinetta sua sposa, ancora discinta. Parve che a tal vista assai si compiacesse, e subito, con un cenno imperioso, ingiunse alla fante di uscire; quasi intimorita quella non pensò due volte se avesse ad obbedirgli, e sembrandole d'altra parte ragionevolissimo il far ciò che voleva il marito della sua giovane signora, e di lasciarlo solo con lei, tosto si partì.

Codesta scena era stata perfettamente muta e assai rapida, nè il lieve rumore dell'aprirsi del l'uscio e dello sbattere della cappa del Baglione era stato udito dalla Ginevra,

La testa china, le mani intrecciate, l'occhio fisso davano indizio più che mai, ch'ella si era internata ne' suoi pensieri abituali, e in quel momento ripensando al Palavicino, sentiva una tenerezza così intensa per quell'amico suo, ne aveva così netta innanzi agli occhi l'immagine giovanile, che, sprofondata, a dir così, in quella dolce contemplazione, nessuna cosa ci poteva essere, che valesse a scuoterla ed a farla accorta di quanto le avveniva d'intorno.

Il Baglione intanto a lenti passi le si era accostato, e stava contemplandola a parte a parte.

A me che descrivo tali cose ad italiani, il più de' quali avran veduta la squallida figura di Luigi XI, con tanta verità resa dall'incomparabile Modena, non soccorre altro mezzo che questo, per offrire qualche cosa di simile alla persona del Baglione.

Tutta quanta la massa del suo corpo era agitata continuamente da un movimento tremulo, indescrivibile, e specialmente le mani colle quali in quel momento s'andava premendo lo sterno; pure, a tutto quel suo aspetto alterato o guasto più che dagli anni, dai turpi acciacchi, a quel suo volto internato e vizzo e cascante, dal quale traspariva la creatura in dissoluzione, facevano uno strano contrasto quelle sue pupille, che adombrate da una fronte molto sporgente e da un foltissimo sopracciglio, gli brillavano di una luce tremula e vivacissima; notabili poi, in quanto che avevano quel colore tendente al giallo, e quella scintilla fosforica che pare distinguere gli animali del genere felis.