Ed era strano a vedersi, come mentre ei guardava le belle membra della giovinetta sposa, la squallida e cadente sua figura, dando certi guizzi repentini e particolarissimi si venisse grado grado rianimando, press'a poco come avviene di chi, assiderato e tramortito dal gelo, senta improvvisamente il vivo calore di una catasta accesa.
E considerava che quella figura di una bellezza affascinante, che a lui per la prima volta si rivelava, quelle membra così eleganti, que' vivi colori della floridezza di gioventù, appartenevano a lui, come una proprietà, che nessuno poteva contrastargli, e in mezzo alla massima accensione dell'estro trovò pur strada un pensiero di atroce egoismo, e ricordandosi di quel che gli aveva detto il suo medico, e di ciò che allora propalava la scienza, che il tepore del giovin sangue, convenientemente infuso nelle vene del vecchio, fosse sufficiente a reintegrare la giovinezza, si confortò tutto quanto pensando, che avrebbe resa così più ferma la propria salute e la propria esistenza, alla quale era tanto attaccato.
Stato qualche momento così, fece finalmente un passo innanzi, come ad avvisare la giovine sposa della sua presenza, e quasi nel medesimo tempo mise la sua tremula e fredda mano sulle carni infuocate della giovane. Se di nessun'altra cosa sarebbesi accorta in quel momento, ella si scosse con un soprassalto a quella disgustosa sensazione di freddo e si volse.
L'atto che a quella vista fece la giovine infelice, bisognerebbe averlo veduto per descriverlo, e l'improvviso turbamento, la paura, l'orrore fu tale, che la sua voce, la quale stava per uscire in un grido, si ruppe a mezzo, ed essendo al primo a quella vista balzata in piedi, tosto, presa da un tremito convulso, con un piegar lento e come di deliquio, ricadde sulle ginocchia…. e il vecchio Baglione intanto più e più le si avvicinava.
È probabile che qualcuno tra' nostri lettori abbia talvolta assistito a quell'orrido momento, quando il bianco e timido Coniglio, posto nella gabbia dove sta aggomitolato il crotalo, vien destinato al pasto di questo rettile, e si ricorderà d'aver forse dovuto torcer l'occhio pel ribrezzo, e per un certo senso quasi di nausea paurosa, quando il crotalo, svolgendo le spire, allungando il collo, tentando il coniglio che squittisce, sta per cominciare gli orribili suoi assorbimenti.
Il Baglione, che di quel modo stava accostandosi alla Ginevra, offeriva qualche cosa di simile a ciò. Se non che, la giovane, ad una nuova impressione della mano gelida del vecchio, che parve ridonarle la virtù vitale, si riscosse, guardò, mandò fuori quella voce che prima le si era spenta in gola, fece uno sforzo per rialzarsi, e riuscitole di trarre furiosamente al campanello, atterrita e spossata, tornò a ricadere e svenne.
Non aveva il vecchio avuto il tempo di accostarsi alla giovinetta sua sposa per tentar di sorreggerla, che a quel grido della signora, a quel furioso scampanellamento, era accorsa in fretta e in furia la donna di camera, e un momento dopo, chiamato da quel rumore insolito, anche il magnifico Bentivoglio, che venuto alla camera della figliuola, si fermò sul limitare, sollecito di saper quel che fosse avvenuto. Guardò la figlia svenuta, guardò la fante tutta intesa a farla riavere, guardò il Baglione, che colla sua massa tremula se ne stava impassibile e bieco, e non tardò a comprendere ciò ch'era veramente. Il pallore mortale che vide sul volto dell'unica sua figliuola, gli suscitò in cuore in quel momento tutto quell'affetto che aveva per lei, e gli sconvolse l'animo per un senso profondo di pietà non ipocrita, ed essendone escluso ogni altro rispetto, volse involontariamente uno sguardo iracondo sul Baglione, che pure guardò lui di quell'occhio bieco che gli era abituale. Allora i due vecchi si accostarono, i due tiranni colleghi, il suocero e il genero stavano rimpetto l'uno dell'altro. Vi fu un momento di silenzio perfetto, in cui altro non s'udiva che l'anelito affannato della sagrificata fanciulla, e il respiro interrotto e rantoloso del vecchio Baglione. Era una scena che faceva ribrezzo e pietà ad un tempo, era uno spettacolo ben degno di venir contemplato da quei troppi, a cui l'abuso della podestà paterna è così famigliare; da quelle fanciulle che troppo facilmente si lasciano intimorire da una venerazione indebita verso l'egoismo iniquo di chi pretende potere ogni cosa sulla vita de' figli. Oh, giovinette, se in tal momento il dannoso timore vi tenta, vi spinge a piegare all'altrui voglia, venite e guardate, da questo muto spettacolo apprendete il coraggio, che altrimenti vi mancherebbe. Contemplate il duro momento, che non sapete prevedere, poco esperte come siete, dei dolori che conseguono gl'involontari sagrificii. E se tanto vi giova, stringetevi intorno ai petti paterni, lagrimate e pregate, ma non obbedite. Le ire paterne si placheranno forse, ma il ribrezzo per l'uomo abborrito, cui vi si vuole congiunte per sempre, cospargerà di amarezza incomportabile ciascun momento de' vostri giorni venturi, e vorrete morire, se pure a mitigarvi il diuturno affanno, la disperazione, rendendovi odiosa fin anco la vostra virtù, vi farà docili alle fatali lusinghe della colpa che sta in aguato dell'occasione.
Quando la Ginevra, riavendosi, mandò un'accusatrice querela, il Bentivoglio, in cui tuttavia continuavano i moti della pietà, fu per dir qualche cosa al Baglione. Ma parlò costui invece:
—Codesta figliuola vostra, disse il tetro vecchio, crollando il capo e strascinando le parole, pare voglia troppo somigliarmi all'Ildegarda, la prima mia donna… Me ne rincresce, se è così.
Il Bentivoglio non rispose, e impallidì ricordando la lugubre storia di quell'Ildegarda.