—È una buona cosa anche questa. Va dunque, e a rivederci.

Omobono prese la sua via, l'Elia Corvino salì al suo camerotto al quinto piano e si vestì la cappa signorile, ridiscese, e così a piedi come voleva la sua bassa fortuna, si recò al tentorio.

Pareva che tutta la popolazione milanese si fosse raccolta là tutta quanta; l'accesso alle sale non essendo dato che a' gentiluomini di cappa e di spada, tutte le strade del rione di porta Romana erano gremite di popolo, che si affollava sempre più in ragione che s'accostava al tentorio, e principalmente innanzi alla gran porta d'ingresso, la quale, per toccarne di passaggio, era fatta a più archi, sorretti da molte colonne di legno, pomposamente ornate di cortinaggi, di arazzi, di festoni, d'ellera e fiori.

Tutto ciò che poteva dare indizio di ricchezza, di splendore ed anche di gusto non fu pretermesso dai patrizj milanesi, che in quella notte per pompa di vesti, d'ori e di gemme toccarono il massimo del lusso proprio a quel secolo, il più splendido forse fra quanti ne sian stati e saranno. E tanto più era bello a vedersi in quanto c'era una certa gara tra que' cavalieri francesi, che mai non volevano star sotto, e in quell'occasione ambivano ancor più di farsi ammirare e di imporre altrui colle apparenze della ricchezza. Erano molti anni che l'Elia Corvino non respirava un'atmosfera pari a quella, e come si trovò avvolto fra tante cappe e robe e rasi e croci e gemme, pensando a quel ch'esso era veramente, e a quello per cui la natura lo aveva espressamente formato, si rodeva in sè stesso, e tanto più si rodeva in quanto pensava che, colla ricchezza fisica, se n'era ita anche la ricchezza morale; fu però una molestia che durò assai poco, perchè aveva tutt'altro a pensare. Appena, infatti, che in mezzo alla folla s'accorse della Ginevra Bentivoglio, subito le si pose dappresso, nè da quel momento, mai non pensò abbandonarla per tutta la notte.

Intanto che costui è tutto intento alla sua caccia, e però gli è forza provare sino a che punto possono arrivare i tormentosi effetti della noja, e come costi il pane che si guadagna coll'industria propria, faremo di divertire un momento da lui i nostri sguardi, e di volgerli un momento su qualch'altro oggetto.

Il conte Galeazzo Mandello anch'esso, dopo tre anni, era ricomparso in una pubblica festa a far mostra del suo grand'abito di drappo d'argento riccio, e della sua croce dell'ordine di S. Michele. E a chi lo aveva veduto tre giorni prima nelle sale, dove a furia era entrata la più cenciosa bordaglia di Milano, accomunarsi coi più schifosi trecconi e dar parole alle più laide briffalde, assumendo, per abbassarsi al loro livello e per armonizzarsi seco loro, persino i modi e il linguaggio solito a tenersi nelle più affumicate taverne di Milano, avrebbe durato fatica a riconoscerlo.

Sotto a quei ricchi padiglioni, una sfarzosa moltitudine di giovani gendarmi francesi, tutti appartenenti alle più cospicue famiglie di Francia, passavano e ripassavano con quel far giulivo e sprezzante del soldato, che si trova fra la popolazione di una città conquistata, e quel guardare ammirato di chi per la prima volta vede persone e costumanze che gli sono sconosciute. In mezzo a costoro però si trovavano personaggi d'altissimo ceto, seguiti dal loro corteggio, taluno de' quali, erano stati dal conte Galeazzo conosciuti tanti anni prima in Francia, quando mandato colà dallo Sforza, s'era tanto distinto in quella guerra dei baroni: con costoro, assunse a tempo in quella sera una gravità che non gli era abituale e intrattenendoli in discorsi conditi di una dignitosa e superba sprezzatura, aveva potuto ingenerare in essi un'alta opinione del milanese patriziato. Quantunque sapessero quei francesi gentiluomini ch'esso aveva combattuto contro di loro, pure non avevano nessun rancore seco lui, chè anzi lo stimavano assai più, e la croce di S. Michele, che loro richiamava alla memoria il valore straordinario della milizia lombarda in Francia, e i suoi discorsi pieni di senno facevan crescere quella stima, Misurando poi dal conte tutti gli altri milanesi gentiluomini, s'erano, in quei primi momenti che trovavansi in Milano, fatto tale un concetto de' Milanesi, che certo poteva appagare qualunque schifiltoso amor proprio nazionale.

Era una delle qualità affatto particolari all'indole del conte Galeazzo, l'assumere a tempo un'apparenza che faceva al caso, l'assimilarsi a tutti i ceti, il ricordare, se faceva bisogno, il proprio ingegno, la natura propria, tanta ne era, a dir così, l'estensione dei toni e il numero delle corde, con tutti i caratteri possibili. Anche un momento prima era egli uscito da un lurido luogo, praticando i quali era solito dire che andava cercando le margarite nel mondezzajo, dove si era dilettato a far rompere caraffe e bicchieri, con grande edificazione di quelle faccie da quattro testoni; e razzimatosi alla meglio dopo tre anni, e dopo tre anni tornatosi a spruzzar d'acqua nanfa, (esso che sfuggiva ed era sfuggito a vicenda dal più nobile ceto, dal momento che s'era dato a quel genere di vita così scandalosamente vituperevole), era accorso alle feste in quella sera, come se avesse sentito che era urgente il bisogno del suo aiuto, per tenere in prezzo, a dir così la dignità nazionale, e l'esito avea risposto benissimo alle sue intenzioni.

Ma intorno a lui passava pure e ripassava una sfarzosa moltitudine dei più ricchi gentiluomini milanesi; marchesi, conti, baroni, che sfoggiavano tutta l'eleganza del vestire di quell'età, i manti d'ogni colore, di velluto, di raso, con ricami d'oro e d'argento, le croci a brillanti, le pietre preziose, che sfavillavano iridescenti al giuoco della luce. Matrone, spose, donzelle, con serti, con monili, con cinti brillantati, con robe di broccato d'oro e d'argento. Era un scintillare, uno sfolgoreggiare continuo e svariato, e che incessantemente tramutavasi all'occhio pel passare e ripassare di tante figure, di cui eran popolati e gremiti que' padiglioni posticci. Ora di tanti conti, baroni e marchesi, non v'era che qualche giovane gentiluomo, il quale scambiasse un saluto col Mandello, e che anche avrebbe voluto farsi con lui.

Ma qui un settantenne gentiluomo, assai ben munito di trippa e di pappagorgia, chiamato in disparte il giovane suo figlio: