—Qualche momento fa, gli diceva, t'ho veduto scambiare un saluto col conte Mandello, non mi sarei aspettato mai questo, e non vorrei che ci fosse qualche accordo tra te e lui. Spero sarà l'ultima volta però, se pure ti preme di non avere a sperimentare la collera di tuo padre. Quell'uomo là, va lasciato cuocere nel suo brodo. Capisci tu; non voglio che abbia ad aver mai a che fare con lui, non voglio che gli rivolga la parola, non voglio che lo saluti. Capisci tu, fanciullo senza esperienza? Ora va, e se non vuoi annoiarti standoti solo, cerca il marchese, il marito della contessa tua sorella, questo è un uomo; e assumendo un contegno piuttosto severo, il conte padre dava licenza al conte figlio, che con una crollata di testa e di spalle se ne allontanava,

In un altro canto, una matrona diceva quattro parole in un orecchio al suo marito.

—Vogliamo andarcene, conte.

—Mai più, cara mia, a San Nazaro non son battute le tre ore di notte.

—Non importa; voglio condurmi a casa la Geltrude; c'è quello scapestrato del conte Galeazzo, che l'è passato vicino più di cinque e più di sei volte stassera, dandole occhiate che non mi piacciono punto; non vorrei che la Geltrude mi domandasse chi sia, perchè di lui si sanno cose…. cose…. basta, usciamo di qui subito, caro conte.

—Non ripeto una parola, e non posso che lodarti. E davvero, che quel viziato uomo avrebbe fatto bene a starsene, anche stassera, colle sue donne e i suoi fiaschi.

—Ma…. non dir queste cose, caro conte, Ma ti pare…. la Geltrude potrebbe sentire.

—Volevo dire che questi nobilissimi gentiluomi di Francia, i quali pare che godano a intrattenersi con quello scapestrato, faranno un assai triste concetto di noi tutti. Or chiamo il fante, e faccio venir la lettiga. Hai pensato bene.

In un altro canto c'era un crocchio di giovani spose che attendevano a parlare tra loro.

—Guarda quel pazzo del conte Galeazzo.