—Mi pare a me, che valga bene tutti e tre i nostri mariti; e sebbene ami un po' troppo il vino, e un po' troppo il faraone, e un po' troppo certe altre cose; infine poi, non è un monsignore del Duomo.
—Ma sentite che pazza, diceva la giovinetta marchesa sorridendo; si direbbe che costei è noiata del suo don Silvestro.
—C'è forse a far mistero? la verità è una sola…. Mio marito ha cinquant'anni, ed ha la gotta, e appena uscita dal monastero di San Vittore, io mi trovai tra' piedi quest'uomo, che mia madre mi presentò, e ch'io non seppi rifiutare…. avevo quindici anni…. Tre dì dopo, vidi il conte Galeazzo colla sua croce di S. Michele…. Allora mi accorsi, che il mio don Silvestro non era nè il più bel giovane, nè il più bell'uomo di Milano. Ecco tutto.
—Ma ti pare, donna Adele, che tu debba parlare di questo modo…. Ma ti pare….
—Oh! io son noiata di star qui…. Colà s'intrecciano danze, e penso che ho vent'anni, soggiungeva la scapestratella Adele, la quale era dotata di una sincerità eccessiva, e aveva buon cuore.
—Oh che pazza, tornava a ripetere la giovinetta marchesa con quella voce infantile.
—Andiamo dunque.
Qui donna Adele, volgendosi per chiamare i tre mariti, che se ne stavan ritti a poca distanza da loro, disse sottovoce alle nobili compagne:
—Guardate, guardate codesti tre pivieri che se ne stanno dormendo su d'una zampa, e ciò dicendo, si recò colle amiche nella sala delle danze, tenendo dietro al conte Galeazzo che già l'aveva preceduta…
In mezzo a tanto frastuono, generato dai cicalecci minuti ed incessanti, dal suono delle mandole, degli arpicordi e dei liuti, dal fervore delle danze, s'udì netto un piccolo, ma acuto strido, e tosto uscire dal cerchio danzante una giovinetta fanciulla rossa, infuocata come una ciliegia e irata più d'una vespe, staccatasi improvvisamente da un giovane barone francese.