—Signore, gli disse, mi pare non siate ben fermo sulle vostre gambe; dunque, se siete ubbriaco, vi concedo d'andare a letto stanotte, che alle nostre spade non sarà già per venir la ruggine, e all'alba ci ammazzeremo.
Il Mandello, a quelle beffarde parole, non credette già d'avere a rispondere con altrettante, ma non potendosi dominare, si voltò di tratto; e lasciò andare sulle guancie rosate del gendarme due sonori schiaffi, il cui rumor secco venne quattro volte ripetuto dall'eco della cappelletta di San Rocco. Incidente che promosse la volontà di ridere nel conte, e accrebbe a mille doppi il furore e la rabbia del giovane gendarme.
Per questo insulto non ebbero bisogno di dirsi a vicenda: questo è il luogo adatto. Le spade sarebbero uscite impetuose dalla guaina, anche se fosse stato di mezzodì, e tra una folla di persone; così senza preliminare di sorta, quelle s'incrocicchiarono. La superiorità che aveva il conte Mandello con chicchefosse nel lavorare di punta, era così incontestata, così prodigiosa, che non è a far nessuna maraviglia se al terzo colpo la spada, dalla mano intormentita del giovane gendarme, balzasse a dieci passi di distanza. Il conte Mandello, non volendo in nessun modo stendere sul terreno l'avversario, volle fare un colpo che, senza spargimento di sangue, finisse il duello, e contentissimo che gli fosse riuscito così facilmente, tosto ripose la spada, intanto che il giovane borioso, che riputavasi espertissimo e formidabile schermidore, percosso di stupore che un colpo solo del ferro avversario fosse così terribile che il braccio e la mano non gli potessero regger contro, si rimase avvilito e sconcertato, in dubbio di quanto gli convenisse fare. Ma, a determinare ogni cosa, s'aprirono in quella molte finestre del palazzo che rispondeva sulla piazzetta; era il palazzo dello stesso Mandello ed erano i servi che a quel martellare minuto delle spade, s'erano affacciati.
Il conte, che non voleva continuare il duello, avendo fermo di non ammazzare l'avversario, diede allora una voce, che tosto fu riconosciuta, e dopo pochi minuti tutti i servi del Galeazzo, con torcie accese, furono intorno ai due combattenti.—Quel ch'è stato è stato a buona guerra, disse il Galeazzo all'altro, e quand'anche voi persisteste a voler continuare il duello, io vi dico che rifiuterei, giacchè non siete voi quel tale che possa star contro a me; favorite dunque in mia casa, chè ci sarà qualche conforto per voi.
E rifiutandosi il giovane, lo prese allora con forza per la mano, e traendoselo seco, lo condusse nel suo appartamento, sempre circondato da' suoi servi, che gli facevan lume colle torce.
Il Mandello si diede a passeggiare per quella camera, e pareva che attendesse a pensare qualche strana cosa. Improvvisamente si volge a un servo, e gli dice:
—Va qui un tratto alle Case Rotte, numera le porte a dritta, entra nella seconda, cerca del notajo Benintendi, di' che venga qui subito, che ho bisogno di lui.
Il servo partì, e il conte continuò a passeggiare assai grave e contegnoso.
Il giovane barone, senz'arme accanto, chè la spada trovavasi ancora sulla piazzetta, era chiuso in mezzo da quattro servi, a' quali il conte aveva fatto motto di non muoversi, se non comandati.
A un altro aveva ingiunto recasse nella camera uno scoppietto, che tosto fu portato, e la bocca dell'arme micidiale venne adatta sulla forcina in modo, che avesse dirimpetto il giovane barone. Tutto ciò venne eseguito assai tranquillamente, senza spender molte parole.