Il giovane guardava, taceva, e cominciava a pensare e a temere. D'indole stranamente avventata e spavalda, a un gioco lungo non sapeva resistere. Il suo coraggio, allontanata la fiamma dell'ira istantanea, aveva cominciato a sbollire, e, cosa strana a dirsi, quella medesima luce fosforica che di solito brillava nella sua cerulea pupilla, si era quasi spenta del tutto. In conclusione, il biondo gendarme era ridotto alla condizione d'una boccetta di spirito volatile, alla quale da qualche tempo si fosse levato il turaccio.
Comparve finalmente il servo col notajo.
—Vogliate perdonarmi, caro messere, disse il conte al nuovo venuto, se v'ho mandato a sturbare in quest'ora tarda, ma non c'era a perder tempo in nessun modo, e occorreva che voi apponeste il vostro tabellionato a una tal coppia di righe, che ora stenderò io medesimo, e che questo signore sottoscriverà. Abbiate dunque la bontà di attendere un poco che, in un quarto di minuto io mi spaccio. Così dicendo, si gettò a sedere, prese una penna e scrisse una mezza pagina, che tosto diede al notajo.
Questo, messosi a leggerla, quando fu a un certo punto, tutto compreso di maraviglia, e non potendo reprimere la voglia di ridere, guardò in faccia al conte dicendo:
—Avrei creduto si trattasse di far la ricevuta di una sommetta di ducati nuovi di zecca, non già di codesta mercanzia…. Del resto, purchè costui, che ci ha il massimo interesse, non metta innanzi delle difficoltà, e s'accontenti, io son qui pronto ad apporvi il tabellionato, e a far le cose in tutta regola, che già tanto vale una moneta quanto un'altra, e quella di cui è parola in questo scritto, ha sempre questo vantaggio di non mancar mai di peso.
Il Mandello, sorridendo, si volse allora al gendarme con un contegno alquanto serio.—Signore, gli disse, siccome abbiam combattuto senza padrini, e non c'è nessuno che possa attestare che da me non vi fu fatta violenza, quando mai venisse a voi la tentazione di vendere qualche vescica, così, dalla vita alla morte, fate grazia di apporre il vostro nome qui dove, in tre parole, c'è la storia genuina di quanto avvenne fra noi stassera. Questi intanto è il notajo Benintendi, che, per la regolarità dell'atto, ho voluto fosse presente anche lui, e mettesse il suo nome accanto al vostro…. Ecco qui, scrivete, e tosto uscirete.
Il barone francese, cui pareva mill'anni di non trovarsi all'aperto: "Infine, pensò tra sè, un gendarme non perde il proprio onore, se confessa di esser stato vinto in duello; d'altra parte, i suoi concittadini medesimi hanno mostrato d'aver men stima di lui che di me; e forse in questo momento egli è ubbriaco; dunque, non me ne può venire gran scorno e forse non si parlerà più nè di duello, nè d'altro." La conseguenza era precipitata; ma esso avea voglia d'andarsene, bisogna compatirlo, così, senza leggere la scritta, che già non avrebbe capito, per esser stesa in italiano, ci mise il nome.
Il notaio fece altrettanto, e ci pose il suo ghirigoro.
Chi volesse poi avere innanzi agli occhi il facsimile della scritta e delle firme, eccolo:
"Confesso io sotto segnato, per la pura verità, qualmente la notte del 17 settembre 1515, alle ore due, sulla piazzetta di San Martino, in Nosiggia, il col. Galeazzo dei conti Mandello, commendatore dell'ordine di San Michele in Francia, habbia incrocicchiata la sua colla mia spada a buona guerra, et che il suddetto conte mi habbia disarmato. Itèm, accuso al suddetto colconte Galeazzo la ricevuta di N. 2 sonori schiaffi che il medesimo a me consegnò tra guancia et guancia la sera stessa, et che furono ripetuti quattro volte dall'eco della cappelletta di S. Rocco. Ciò che qui confesso per la pura verità et perchè il sudd. conte cav. Galeazzo ne faccia quell'uso che le parerà et piacerà.