"Sott. Barone Coislin
"Capitano della 4.a compagnia dei lancieri del re.
N. M. (Benintendi)".
Quando la scritta fu sottosegnata e tutte le formalità furono adempiute, il conte Galeazzo lesse ad alta voce quanto aveva scritto, poi, rivolto al giovane gendarme, gli disse in francese quel che noi mettiamo qui tradotto:
—Signore, gli disse, non avrete a male se questa carta sarà fatta circolare per tutte le gentili mani delle nostre belle milanesi; così nè uno sguardo, nè un sorriso, nè una parola vorranno gettare a voi, neppure per carità, e quand'anche vi rifugiaste colà, dove il vizio ha fatto l'ultima sua prova, neppure in que' luoghi troverete femmina sì proterva che si lasci pizzicare da voi. Son donne curiose le nostre, e non amano i volti sfregiati, voi mi comprendete. Cosi, finchè rimarrete qui, il tempo vi scorrerà assai tristo e privo di conforto al tutto, tanto che v'augurerete trovarvi ancora fra le corpulenti borghesi di Reims, e l'istinto copulativo insaziato vi condurrà a mal termine. Ora ne potete andare, ma serbate in memoria bene, che fra le donne, delle quali avete mostrato far così poca stima, l'onestà non è minore della loro bellezza.
Il lettore avrà notata una certa contraddizione tra queste parole dette al gendarme e alcune altre dette al Palavicino…. ma è appunto una tale contraddizione che fa molto onore al carattere del Mandello.
Il biondo gendarme, tutto mogio e costernato, uscì fuori finalmente, accompagnato da quattro servi che gli fecer lume colle torce.
Quando il conte Galeazzo si trovò solo, si tolse il piumato berretto, si svestì la cappa di broccato d'argento, gettò lontano da sè tutti quegli ornamenti che da tre anni non s'era mai mossi intorno, e tutte quelle delicatezze necessario, a chi si reca fra le pompe e le delizie d'una lesta, pentito oltremisura d'averle riprese per mezza giornata, di aver rotta un momento la sua regola, d'avere con una momentanea sobrietà fatta più lucida la propria intelligenza, e d'essersi così procurato il dispiacere di vedere e di provare in sè troppo più di quello che faceva di bisogno. Indossò ancora la sua semplica cappa di velluto nero e, gettatosi nella sua gran seggiola, chiamò l'uomo di camera. Questi capì ciò che voleva il conte, e un momento dopo, sulla tavola che gli stava d'innanzi, a promovere il buon umore, fu recata una batteria di bottiglie e di tazze dove l'oltrepò ribolliva e frizzava. E quella sera ne bevè una così smoderata quantità, che quando sentì il bisogno di recarsi a dormire, dovendo passare per certe sale che conducevano alla camera da letto, v'impiegò molto più tempo che non faceva bisogno, e, giunto che vi fu, al lume della candela che pei densi vapori che gli erano andati alla testa, gli pareva avvolta come in una nebbia, penò molto a trovare la rimboccatura delle coltri, nè gli riuscì più facile il cacciarsi sotto. Da quel giorno in poi la sua intemperanza d'eccesso in eccesso giunse a tal punto, che parve volesse minacciare perfino la sua salute. Il suo fine altro non era che di mettere una sì balorda confusione nella propria testa, da non conoscer più in che mondo si fosse. Finchè si rimase a Milano, non fece mai più vedere la sua faccia in pubblico; e quando sentì bisogno di moto e d'aria libera e sana, si ritrasse a vivere in campagna lontano dagli uomini, lontano dai rumori, lontano da tutto ciò che gli potesse recar qualche noia…. Ma vorrà durar sempre in questa ragione di vita sì vergognosamente inerte?… Ma sarà irremissibilmente perduto quest'uom forte, da cui la società avrebbe potuto cavare così grande vantaggio? Gli eventi incalzano gli eventi, e stanno or forse a maturarsi quelli che lo scuoteranno dal vituperoso letargo.
Intanto che si sviluppò e si sciolse questo intrigo che abbiamo raccontato, nelle sale delle feste era avvenuta cosa di ben più grave momento. Elia Corvino che, avvolto ne' suoi panni signorili, passeggiava da più di due ore fra tante cappe e tanti mantelli, col pensiero e collo sguardo attentissimo a tuttociò che succedeva nelle sale, e mai non aveva perduto di vista i tre personaggi dei quali gli conveniva sapere ogni benchè menomo movimento, quando vide staccarsi dalla sua sposa il magnifico signore di Perugia, e recarsi nelle sale da giuoco (ove fin dal principio della notte s'era ritratto il Bentivoglio con alcuni baroni francesi), e lasciar la Ginevra insieme alla moglie del masciallo Chaumont, (quel Chaumont che aveva dato un salvacondotto ai Bentivoglio la prima volta che ebbero a fuggire da Bologna); allora s'accorse che se non sapeva approfittare di quel momento, forse ogni speranza era perduta, e per sempre. Non senza una certa inquietudine, che s'apprende anche agli uomini più audaci ed avvezzi a tentar cose che, non riuscendo, possono produrre la propria e l'altrui rovina; guardava di tanto in tanto per la fuga delle sale fino alla gran porta d'ingresso per vedere se mai entrasse il fratello ad annunziargli qualche nuovo inciampo, che troppo temeva dell'insofferenza del Palavicino e del suo carattere impetuoso; inquietudine che, durando a lungo, gli aveva vestito la parte superiore del volto di un vivissimo rossore, pari a quello che solea coprire le guancie di Bonaparte la vigilia delle sue battaglie; ma l'impresa a tentarsi, se non era di sì alta importanza, non era però d'esito meno incerto e men difficile; però assai perplesso, stava in aspettazione. Quando ad un tratto la voce sonora del conte Galeazzo Mandello, alzatasi al disopra del generale frastuono, e le parole non meno sonore e impetuose del giovane francese produssero in un subito quel generale silenzio che sappiamo, e tosto, per un impulso comunicato macchinalmente a tante persone in una volta sola, la folla tutta quanta trasse nella sala donde le voci erano uscite. La maraviglia e l'impaziente desiderio di venire in cognizione del fatto, aveva in un momento scomposti tutti quei cento gruppi di persone che s'eran formati di distanza in distanza. Così anche il maresciallo Chaumont abbandonò il braccio della moglie, questa, il braccio della Ginevra, la quale per esser tutta agitata e compresa della sua terribile condizione, non potendo venir scossa da verun altro accidente, rimase indietro più di dieci passi. Accorse allora il Corvino con quella sicurezza di chi vede non poter più mancar l'esito all'intento. Accorse, e s'avvicinò alla Ginevra dicendo: Signora, vostro padre vi chiama.
La Ginevra si volse.