—Vostro padre e il magnifico Baglione vi chiamano là; e additando una sala a sinistra, che da un lato metteva nelle sale da giuoco, da un altro nei corridoi d'uscita, con molta gentilezza di modi e con quel fare cavalleresco, al quale non doveva esser nuovo, la prese pel braccio e la trasse con sè.
La chiamata del padre e la presenza del gentiluomo, sebbene non fosse di sua conoscenza, eran cose tanto naturali, ch'ella non ci fece sopra neppure un pensiero, e neppure un momento stette in forse di seguire il cortese gentiluomo.
Questo intanto, come l'ebbe tratta nella sala vicina:
—Sono già usciti di qui, disse; certo che vi attendono al vestibolo o il Baglione s'è già messo in carrozza, non potendo più sopportare il rumore e il caldo eccessivo delle sale. Permettete dunque che v'accompagni io stesso.
Elia Corvino, che sapeva benissimo com'è fatto il cuore umano, aveva contato sull'alterazione d'animo, in che naturalmente doveva trovarsi quella sera la Ginevra, alterazione che non gli avrebbe permesso di notare quanto ci poteva essere di men regolare in un fatto qualunque, e, per verità non s'era ingannato.
Attraversato dunque il lungo corritoio per mezzo a due file di servi gallonati, senz'accidente di sorta, pervennero finalmente sul limitare della soglia del vestibolo posticcio, messo a drappi, a drappelloni di frange d'oro ed a festoni di fiori. Il murmure alto, incessante della folla minuta che s'accalcava intorno al vasto padiglione, per vedere entrare ed uscir cappe signorili, il calpestìo di quelle cento cavalcature che s'attendevano là, giacchè la maggior parte dei gentiluomini soleva ancora a que' tempi recarsi dovunque a cavallo, il cicaleccio di quel migliaio di palafrenieri che ingannavano così la noia dell'aspettare, gl'irrequieti movimenti di quei trenta o quaranta cocchi a due ruote, chè le carrozze propriamente dette a quattro ruote furono introdotto molto più tardi, le grida dei cocchieri, lo sbattere delle fruste, avvolse i due che usciron fuori all'aperto in un turbine così vasto e così forte di frastuono, che, anche parlando ad alta voce, non si sarebbero intesi.
Allora il fratello del Corvino, che d'accanto alla lettiga (o carrozza che dir si voglia) del Palavicino, stava sull'ale e non aveva pur un momento stornato lo sguardo da quella uscita, accorse, appena li raffigurò, colla prestezza di chi si fa a raccogliere una moneta d'oro caduta di tratto, e non voglia esser prevenuto dalla folla che già accalcandosi fa a chi prima arriva. Accorse, si recò presso la Ginevra, è disse:
—È in lettiga! venite, presto!
A queste parole l'Elia Corvino si slanciò innanzi, gettando un'occhiata d'iraconda impazienza su tutta quella folla che poteva impedire alla carrozza d'allontanarsi rapidamente di lì, si recò presso lo sportello, che già stava aperto, e del braccio aiutò la Ginevra a salire. Alla giovane in quel momento si conturbò l'anima d'uno di quelli eccessi di sconforto disperato che ci rendono insensibili a tutto ciò che ne succede d'intorno. Credette salire nel cocchio del Baglione, che tutti erano d'una forma a quell'epoca, per esserne recentissima la moda e l'introduzione in Italia; credette che l'uomo che se ne stava ravvolto sdraiato in un canto fosse l'odioso vecchio, dal quale non era cosa che più oramai la disgiungesse, provò quell'orrore senza lagrime e senza parole che tramesta l'anima, di chi sale la scala del patibolo, e gli mette tal tremito per tutta la persona, che cadrebbe se non fosse sorretto. E il Corvino sentì infatti pesarsi sul braccio il corpo della Ginevra come se, perduta ogni virtù vitale, fosse stato per ripiegarsi su di sè e cadere inanimato in quel punto. Finalmente riuscì ad adagiarla, chiuse le cortine di corame damascato e si ritrasse. Tra quel formicolaio di cavalcature, di bussole, di lettighe e di moltitudine si fece uno slargo, e i cavalli dovettero procedere assai lentamente, finchè la folla non fu al tutto diradata. Il Corvino s'indugiò per qualche tempo per assicurarsi pienamente della riuscita dell'opera sua. Ma quando pensò a togliersi di lì, un grido, che doveva esser stato acuto, ma che gli giunse all'orecchio velato e fioco, attraverso a tanto rumore, lo colpì e io sconvolse. Si attese ancora qualche tempo in una gran perplessità. Ma vide finalmente ricomparirsi innanzi il fratello, che gli disse:
—Sono usciti di città adesso; non c'è più nessun pericolo.