Per quanto codest'uomo che abbiamo innanzi sia degno del più profondo disprezzo, e considerati i danni irreparabili che recò a tanti buoni, ne desti orrore e raccapriccio, pure sarebbe un dissimulare con noi medesimi, se si negasse che quest'uomo, come uomo, non possa destare alcun moto di compassione pensando alla sua condizione orribile. Ogni qualvolta che un cuore si spezza sotto i colpi di una sventura inaspettata, e lo spirito è disfatto da un'angoscia insopportabile, chiunque pur sia l'uomo, nel quale un simil fatto si verifica, avrà pur sempre diritto alla nostra pietà. Si dimentica in quel punto qualunque rapporto ch'ei possa avere con altri, la sua tristizia, i suoi delitti; tutto si dimentica, e non si vede che lui, creatura nuda ed infelice.

Il Malumbra non potè uscire da sè, un agente segreto di quel consiglio lo dovette condurre fuori. Disceso il Malumbra nel cortile, avanzatosi sulla piazza, respirato l'aria aperta, la mente fatta ottusa e buia a tutta prima, gli si rischiarò un tratto, s'accorse in quel momento della borsa che gli era stata gettata, e che egli, senza pure saperlo, aveva sempre tenuto stretta nella mano convulsa. Il pensiero che quelli erano gli ultimi danari, che dopo un mese di tempo o poco più, la miseria ancora avrebbe incalzato lui e la sua famiglia, che si sarebbe ancora trovato in quello stato per fuggire il quale non aveva sentito orrore dell'infame suo mestiere, che la fame avrebbe smagriti i corpi de' suoi figli, della cui floridezza cotanto si compiaceva, e in ultimo che alla miseria veniva compagno l'odio universale, lo fece venire in una terribile risoluzione.

Drizzò i propri passi, così furibondo com'era, alla riva del mare, sali su d'un sasso che sporgeva sull'acque, protese le braccia, guardò in giù, e…. s'arrestò tutt'a un tratto, rinculò, discese ratto, e si diede a fuggire come da un nemico che lo inseguisse. Arrivato sulla piazzetta di San Marco, forse per l'affanno insopportabile che gli coprì il cuore al tutto, cadde stramazzone sulle pietre, nè potè rialzarsi per allora.

Alla sua caduta alcuni accorrono; è riconosciuto.

«È il Malumbra,» si grida, «è qui che par morto.»

«Sia maledetta la mano che tenta rialzarlo!» dice uno.

«Se non è morto s'ammazzi,» grida un altro.

«No, nessuno lo tocchi, ch'egli è più contagioso della lebbra,» grida un terzo, e l'uno dopo l'altro tutti dileguarono, e il Malumbra fu lasciato là.

In questo frattempo Alberigo, che più non aveva potuto portar solo il doloroso suo segreto, erasi recato da un confidentissimo amico suo, che aveva stanza in Venezia come segretario dell'ambasceria del Conte di Virtù; a colui, richiedendolo di consiglio e d'aiuto, aveva narrati per intero i propri casi, e il pericolo in cui si trovava, e come non gli era mai bastato l'animo d'aprirsi coll'ammiraglio Candiano. Quel buon amico com'ebbe udita ogni cosa, fu tanta la maraviglia e lo spavento di che fu colpito, che in vece di trovar modo a confortare il povero Alberigo, gli fe' sentire com'era grave, più grave ancora di quello che egli medesimo potesse pensare, lo Stato in che si trovava.

«Va,» gli diceva, «corri tosto dall'ammiraglio, e narragli ogni cosa, che forse potrebbe trovare alcun provvedimento, e se tutto è perduto per la donna che tu dî, trovar modo di salvar te e lui, che guai se i Dieci vi raggiungono!»