Il Fossano, come il lettore può ben credere, non sapeva indursi a prestar fede alcuna al Malumbra, pure fosse la confusione della sua mente, fosse la disperata condizion sua che lo forzava a prendere qualunque partito, si fermò. Allora il Malumbra gli si fece più accosto, e presolo per un braccio con una pressione convulsa e quasi furibonda,
«La maledizione e i fulmini di Dio possano cadere una volta colà.» E ciò dicendo additava il palazzo ducale. «Iddio porti là dentro lo sterminio, e punisca gl'infami a cui è affidata questa sventurata Venezia e noi tutti; ma abbia pietà di voi, giovane sventurato, che per volere di que' tristi ho saputo strascinare in un'insidia d'inferno. Abbia pietà di me pure, e conceda che io possa prestarvi aiuto a salvare la donna vostra, che da due mesi io so dove se ne sta a piangere e a disperarsi.» E levata la mano destra trinciava l'aria come a dinotare un luogo lontano: «Là, nel convento di Santa Brigida a Murano,» soggiungeva indi a poi, «e in questa notte, Dio ci dia aiuto; da quel convento verrà condotta qui in una gondola, e passerà il Ponte dei Sospiri: se a voi: se a me non riesce trarla in salvo, non c'è più speranza, ella sarà condannata insieme a suo padre, e moriranno.»
Quest'ultima parola la pronunciò squassando il braccio ad Alberigo, che dal capo alle piante si sentì scorrere un brivido in quel punto, e tremò come per sensazione di freddo insopportabile. Passò così un momento di silenzio profondo in cui Alberigo, senza dir parola, guardava fisso il Malumbra, e questi guardava lui come in aspettazione di una risposta. In quella la campana di San Marco suonò sei ore, e l'oscillazione prolungata rimbombò nel ridato della piazzetta.
«Sono le sei,» disse allora il Malumbra, scuotendosi e traendo seco il
Fossano. «Non è tempo a perdere. Andiamo.»
Quantunque Alberigo non avesse ancora potuto vincere al tutto il timore d'un'altra insidia, tuttavia le parole del Malumbra, le sue imprecazioni contro i Dieci, e l'accento pieno di furore onde le aveva pronunciate, l'avvisarono che doveva essere avvenuto un cangiamento notabile nell'animo di colui, e senza pensare più in là, come l'uomo che più non teme pericolo di sorta, si lasciò condurre fino all'ultimo lembo della piazza di San Marco. Assicurata ad un piccol molo, aveva il Malumbra colà una sua gondola. L'additò ad Alberigo, dicendo:
«Con questa ci recheremo a Murano: se la fortuna ci vorrà giovare, a voi non resta che menar le mani, e farvi largo con la spada e il pugnale. In quanto a me, vedrete che non mi manca coraggio.»
Pronunciando queste parole, saltò il primo nella gondola, e Alberigo gli tenne dietro così stupido e attonito, che, per verità, non sapeva veramente quel che si facesse.
Nel momento che la gondola si allontanava dalla riva, tre persone che per qualche tempo erano state ferme in crocchio in un canto della piazza, s'inoltravano verso la riva: erano il Visconti e il Gritti accompagnati dal Bronzino, che esciti allora allora dal palazzo di un patrizio, attraversavano la piazza.
Dice il Visconti al Bronzino:
«Li hai tu veduti? È ben egli il Fossano, colui che saltò in questo momento nella gondola?»