Gli assalitori, veduto che non era altro a fare, pensarono partirsi. La Valenzia che in quel trambusto non era stata raffigurata dai due ribaldi, fu messa sotto il felze, indi con quattro colpi di remo fatta muover la barca, si allontanarono di conserva. Il rumore dell'acqua, lo stridere dei fianchi delle barche, le grida lamentevoli e intermittenti di Valenzia, continuarono a farsi sentire per qualche tempo; ma come furono a una certa distanza, non s'udì più nulla, e in quel tratto di mare tornò a stendersi un profondo silenzio.
La gondola intanto ove trovavasi il Fossano e il Malumbra movevasi così in balia delle acque, e passò molto tempo prima che i due facessero un sol movimento. Il Malumbra si giaceva sul fondo, e il Fossano tenendo disperatamente gli occhi rivolti al cielo, se ne stava ginocchioni verso prora come trasognato.
L'espressione del suo volto e di tutta la sua persona in quel momento, la natura de' pensieri che gli cozzarono in mente allora, non sono cose che si possono descrivere, bisogna sentirle, bisogna immaginarle e nulla più.
Passato così qualche po' di tempo, il Malumbra cominciò a riaversi da quella potente percossa, e si veniva alzando sui gomiti rendendo immagine di chi si desta da un sonno profondo, e guardava attonito gli oggetti che gli stavano intorno, se non che il suo occhio cadde sul Fossano, e vi si fissò con una terribile immobilità, nè c'era verso che ne lo volesse rimovere un istante, e ciò che è stranissimo a credersi, quasi per virtù d'incanto, anche Alberigo attratto irresistibilmente da quella pupilla luccicante e immobile, cominciò a fissarvisi anch'esso, nè a lui pare era concesso di poternela sviare un momento. La luna intanto, placida e indifferente come il mondo che segue in suo viaggio, rischiarava quelle due pallide figure. Lo schifo si moveva così in balia dell'onda, e girava e rigirava intorno a sè senza che si allontanasse d'un punto da quel posto: non era un suono che dinotasse resistenza di un essere animato, soltanto udivasi un indistinto mugolío, e a qualche distanza come un monotono gorgheggio che accompagnato dal sordo mormorare dell'onde, rendeva un'armonia così tetra che mai la maggiore, ed era il chiurlo che dalla cima di uno scoglio rompeva i silenzi della notte colle sue triste cadenze; ma quelle due figure, le cui facoltà erano rimaste quasi sospese per qualche tempo, rinacquero a poco a poco, finchè, come la primissima favilla di luce che spriccia dal sole eclissato, scorso appena il momento dell'oscurità totale, le saettò improvviso il sentimento della loro sventura, e inabissò quell'anime in un dolore profondo, intenso, insopportabile, quale idea non sa comprendere.
E il trovarsi in quel momento essi soli in mezzo a tanto silenzio al cospetto l'uno dell'altro, mentre la loro condizione e i vicendevoli rapporti, e gli eventi avrebbero dovuto tenerli eternamente discosti, suscitò ne' loro animi tale un sentimento che li comprese di spavento e d'orrore. Ambedue erano in quello stato estremo di miseria e l'uno per colpa dell'altro a vicenda. Un odio implacato, un'ira di disperazione, un sentimento unico del quale non possiamo farcene idea noi che non fummo nei loro panni, li teneva disgiunti l'uno dall'altro, li respingeva con una spaventevole prepotenza; eppure a quell'odio, a quell'ira, a quel non so che così terribile e senza nome, si mesceva un tal senso di gratitudine per una parte, di compassione dall'altra, abbastanza forte perchè in tanta irosa disperazione non si gettassero l'uno su l'altro a sfracellarsi a vicenda. Il Fossano aveva perduta la donna sua per la tristizia del Malumbra; ma per opera di costui l'avrebbe pure ricuperata, se i destini fossero stati più secondi. E Venezia non avrebbe saputo chi era il Malumbra, nè i Dieci l'avrebbero così duramente licenziato, se il Fossano non l'avesse smascherato in faccia a tutti; ma egli pure l'aveva tratto nell'infernale insidia, e di presente il giovane era così infelice per lui, e per lui unicamente. Tutte queste idee in confuso miste alle più tormentose, alle più desolanti, rombavano nella mente attonita di quei miserabili; ambedue versavano allora in una di quelle lutte orribili dell'anima che bastano a depennare molt'anni dalla vita di un uomo. a fiaccare, a spezzare una esistenza di un colpo solo.
Alla fine il Fossano uscì gridando in alcune disperate parole che non avevan senso in sè stesse; ma che sole potevano esprimere la natura del suo dolore, poi chiamò iteratamente la Valenzia per nome, e le ultime sillabe di quella parola venivano ripercosse a molta distanza dalle mura del monastero, talchè pareva che quella sventurata gemesse una risposta abbandonata in quelle triste solitudini. Quando tutt'a un tratto, il Fossano, troncando quei lamenti, si voltò improvviso, come scagliandosi sul Malumbra,
«Per te,» gridando, «per te, o mostro, io soffro queste pene d'inferno. Ora va; tu mi metti orrore.» E afferravalo pel mantello quasi a gettarlo in mare.
Il Malumbra si riscosse a quell'atto; fino a quel punto egli era stato concentrato in un solo pensiero, nulla aveva udito dei lamenti, delle grida, delle imprecazioni d'Alberigo. Aveva pensato alla sua moglie, ai figli, alla miseria irreparabile che loro stava sopra, ai Dieci, a Venezia, a colui che era stato la cagione del suo danno.
La figura dell'Alberigo che aveva innanzi, allora gli si fece più orribile che mai. L'odio che un momento prima gli aveva fatto bestemmiare i Dieci, non pensando alla causa per cui l'avessero scacciato, gli si raddensò in cuore mutandone l'oggetto, e uno scoppio violento di sdegno lo sconvolse, lo tramestò in quel momento istesso che il Fossano gli si scagliava contro.
«E tu,» disse, «tu sei un mostro. Piangi, grida e ti dispera, che l'angoscia tua non è la millesima parte di quella io vorrei che tu provassi. Ma i lamenti e le lagrime de' miei figli innocenti, che per te patiranno inedia e fame, ricadranno sul capo tuo, e tu vivrai, te lo predico, disperato per sempre.»