A questo scongiuro così intempestivamente proferito, il Fossano, esaltato da un pazzo furore, colla mano convulsa e aggranchita, impugnata la daga che aveva accanto, Dio gli perdoni il delitto, diede un colpo potente al Malumbra, che cadde arrovesciato. All'ira, al colpo, alla caduta, al lamento che mandò colui fu presto il pentimento nel buono Alberigo, e,

«Oh Dio!» disse, «che ho io fatto?» E cacciandosi le mani fra i capegli, tacque inorridito, e tutto ritornò in silenzio.

Un gruppo di nuvole, che un momento prima aveva coperta quella scena orribile, lasciò liberi i raggi della luna, che dardeggiarono sul corpo insanguinato del Malumbra, il quale, caduto colla testa sul fondo della barca, nè avendo forza di alzarsi, per un pezzo continuò a mandare singhiozzi gemebondi, poi tra l'uno e l'altro singhiozzo alcune parole tronche, smozzicate che non venivano a dare alcun senso. Ma come la vita fu alle ultime strette, ed egli tentò quegli sforzi, coi quali chi è all'estremo termine sembra che voglia divincolarsi dalla morte, saltatogli un forte delirio usci in alcune parole d'imprecazione e di bestemmia, che veniva emettendo interrottamente, e quando i singhiozzi e l'affanno gli lasciavano per un momento libera la voce:

«Io? perchè io?… perchè con me…. non tutti? Del male…. sì…. ne ho fatto…. l'hanno voluto però…. Sei mesi d'inedia, tre giorni di fame…. fame…. e colui si morde le mani per una donna perduta!»

E qui taceva e s'andava contorcendo, e faceva mille atti che non si poteva comprendere cosa volesse indicare, poi ripigliava con più di furore e delirio:

«La bocca del leone…. Oh! maledetta la sorte mia! Dico…. Nessuna pietà di me…. colui che mi scacciò…. ho accusato quel mostro…. il primo danaro…. ahi!… Cristo!… Maledetti i danari…. Ed io…. ahimè!» e replicatamente nominava i figli: «Piero, Margherita, Anselmo…. e non avran più pane fra poco…. e voi…. voi…. maledetto…. maledetto per sempre!»

E così continuò per un pezzo sino a che la vita lo abbandonò.

Il Fossano, finchè la facoltà del suo spirito rimasero così percosse, così ammortite, da non lasciargli comprendere dove si fosse, stette immobile nella gondola; ma poi, come si riebbe dalla sua stupida maraviglia, non potendo sopportare il ribrezzo di stare così vicino ad un corpo morto, tastò colle mani sul fondo della gondola per vedere se gli venisse mai fatto di trovare un remo. Tornatagli inutile questa ricerca, alla fine gli venne in mente di gettarsi a nuoto, e senza più mise in atto quel disperato suo disegno.

XI

RICONOSCIMENTO