«Io vi ringrazio; ma qualche cosa vorrei fare anch'io.»

«E che vorresti far tu? bada a non rompere la rete; bada…. ora io vo. Addio….»

E quel vecchio settantenne, fatto agile a un tratto e assai presto, rientrò in palazzo quando il Gritti, più maravigliato ancora di prima, si mise di nuovo per la laguna.

Non appena il Barbarigo ebbe messo il piede nella sala del consiglio, chiamò i colleghi; e lor disse:

«Messeri, stanotte c'è necessario raccoglierci in sessione. Un affare d'importanza, della più grave importanza, ci resta a trattare; vi dirò tutto in breve: mandiamo intanto il fante del consiglio ad avvisare i nostri colleghi di venir qui sull'istante.»

Gli altri due rimasero stupefatti, però domandarono qual fosse quella così grave bisogna.

«Non è tempo da perdere, lo paleserò in pieno consiglio….» e chiamato il fante gli diede l'ordine d'ire a chiamare gli altri membri del consiglio, «Se non sono nelle case loro, si troveranno alla festa de' Malipieri,» diceva il Barbarigo a quel fante. «Va e fa presto.»

Rimasto solo cogli altri due senatori, questi cominciarono a tempestarlo di domande, alle quali egli non faceva che rispondere:—Parlerò in pieno consiglio.—E andava pensando e ripensando al modo di svolgere quel viluppo di cose che improvvisamente e all'impensata s'era venuto aggruppando. Da qualche giorno poi lo martellava il timore non venisse mai a chiarirsi in faccia a tutti i suoi colleghi la sua trama, giacchè non era facile a dare ad intendere ch'egli non avesse saputo la colpa dell'ammiraglio Candiano prima di dare il voto per l'elezione di lui al dogato. Nei primi momenti che gli balzò in pensiero il perfido e raffinato disegno, l'impeto della passione non gli avea permesso di vedere le possibili conseguenze, e di presente pensava al modo di poter celare altrui il basso e perfido fine che egli aveva, e al quale serviva di pretesto l'obbligo che gl'incumbeva di punire i colpevoli.

L'essere poi caduta Valenzia nelle mani del Visconti in quel momento che la presenza di lei era tanto necessaria, gli dava pure moltissimo a pensare, giacchè se l'ammiraglio, messo agli esami, non avesse voluto confessare al primo, tutto il congegno della sua trama avrebbe dovuto fermarsi per il momento, e infino a tanto che Valenzia non fosse in potere della Republica. Considerava però che il Visconti non poteva aver che un fine a conseguire, e quindi avrebbe di leggieri rimessa colei nelle mani dell'eccelso consiglio.

In quella notte nel palazzo del senator Malipieri a festeggiare le nozze di una sua figlia con un patrizio Veneto, tenevasi una sontuosissima festa alla quale era stato invitato anche il povero Alberigo Fossano, che vi sarebbe certo intervenuto se si fosse trovato in tutt'altra condizione d'animo.