L'ammiraglio Candiano vi si recò invece, e quantunque di ragione l'attenzione dovesse in quella notte rivolgersi ai due sposi felici, pure il prode vegliardo, sul quale, come sapevasi da tutti, il dì dopo avrebbe posato il corno ducale, era il vero eroe della festa. Non avendo il Fossano mai osato metterlo a parte dell'orribile sua sventura, e avendo anzi coll'assicurarlo che la Valenzia era in buonissimo stato, fatto dileguare dalla mente di lui quel dubbio orrendo che vi s'era messo per le ingannevoli parole del Malumbra, il Candiano era d'un umore così ingenuo, così gaio, così affabile, che tutti se ne consolavano pensando che sarebbe stato il doge colui nel quale, anche gli occhi acutissimi dell'invidia, non avrebbero potuto trovare una pecca.
Soltanto quando comparve nel bel mezzo della festa la giovinetta sposa Malipieri, sfolgorante di bellezza e di gemme, il buon vegliardo corse col pensiero alla sua Valenzia, e una nube coprì per un istante la faccia serena di lui. Quantunque si consolasse nell'idea ch'ell'era ancor viva, e in sicuro e forse felice, pure considerava ch'egli non l'avrebbe veduta mai più, che l'essere egli assunto alla dignità del dogato, impediva assolutamente di recarsi là dov'ella si trovava, e che Valenzia non avrebbe mai potuto venire neppure per un momento a Venezia, chè guai per lei e per tutti! e questa considerazione scemò per un momento quella fantastica gioia che aveva generato in lui il sapere d'aver potuto raggiungere quell'alto seggio a cui eran volti i desiderii, le virtù, i talenti, le fatiche, i sacrifici di tutti quanti i patrizi veneziani; lo accasciò il pensiero che non avrebbe mai più veduta la diletta sua Valenzia!
A quella festa trovavansi quasi tutti i senatori che formavano l'eccelso consiglio dei Dieci; e non vi mancava che il senatore Attendolo Barbarigo. Candiano, avendo saputo quanto in suo pro si fosse adoperato colui ch'egli aveva tenuto per suo rivale e peggio, e non sospettando che il Barbarigo si fosse rifiutato a intervenire a quella festa, pel dispetto di trovarsi faccia a faccia con lui che ora lo avanzava di tanto nella dignità della carica, ne chiese conto ai colleghi di lui:
«Stanotte gli è toccata insieme al Mocenigo, e al Tiepolo, la sopraveglianza nella sala dell'eccelso consiglio, però non ha potuto intervenire alla festa.»
«Si sa mai quello che può succedere, ammiraglio, e sapete bene che quando trattasi di servire la patria, non v'è altra cosa al mondo che possa distogliere il Barbarigo dall'oficio suo.»
«È suo debito,» rispose Candiano, «e quanti siam Veneziani dobbiamo fare così.»
«E poi, sapete bene, ammiraglio, quel che resta a farne domani, e quante cose si debbono apprestare prima di cingere la veste d'oro all'amico nostro dilettissimo.» E sorridendo i due che parlarono, strinsero cordialmente la mano al vecchio Candiano, che, assai grato di quelle cortesie, fece altrettanto con loro.
Poco dopo s'era ritratto con que' due a giocare a tavola reale, in una sala appartata.
Quando agli orologi suonò la mezzanotte, entrò in quella sala un servo del senator Malipieri, e accostatosi al tavoliere,
«Illustrissimi Senatori,» disse, «il fante dell'eccelso consiglio è qui fuori che aspetta; vorrebbe parlarvi.»