«Cosa, ammiraglio?»

«Gli è dieci anni che l'eccelso consiglio dovette a quest'ora raccogliersi in seduta per deliberare, e se non vi ricorda, ci fu in quella notte annunziato che s'eran vedute sull'Adriatico le vele turche, non vorrei che qualche grave sventura stèsse sopra Venezia.»

«Non sarà, non sarà,» risposero i due senatori impalliditi il doppio, e uscirono di là lasciando solo il Candiano.

Ora, tornando a Carlo Visconti, nel quale il Barbarigo aveva riposte tutte le sue speranze, entrato che fu nella stanza dov'era la sventurata Valenzia, e fermato il chiavistello dell'uscio, già nella sua mente precorreva l'esito dell'infame tentativo cui stava per accingersi. Chiusa la porta, si fermò un istante gettando un'occhiata a colei, che, per sua sciagura, avendo ricuperati i sensi, comprendeva tutto il terribile della sua situazione. Nel momento che il Visconti s'era fermato, in quel silenzio generale che copriva tutte le cose intorno al suo palazzotto, non si sentì che il respiro intermittente e singhiozzante della poveretta. Egli stette fermo qualche tempo ancora, come se aspettasse qualche cosa. Finalmente, fatti alcuni passi, si avvicinò a Valenzia, la quale provando un ribrezzo invincibile all'avvicinarsi di quell'uomo, si ritrasse strascinandosi ginocchioni com'era, e mandando un tal gemito che non si può rendere con parole, poi lasciandosi cadere le braccia, e intrecciando le mani alzò la faccia come rapita dal fervore di una preghiera che in quel punto faceva mentalmente. Quel volto di Valenzia, sul quale era l'impronta di un dolore antico, accresciuto dalla desolazione del momento, conservava tuttavia la maravigliosa sua bellezza; se non che per que' segni di dolore, per quelle traccie di patimento, più non poteva suscitare le voluttuose sensazioni che, forse alcun anno prima, avrebbe potuto destare nella fantasia d'uomo avvezzo a servire al senso, ed anzi, tanta ne era la pallidezza, il languore, lo sbattimento che in vece di voluttà, avrebbe potuto destare, se non assoluto ribrezzo, certo alcuna cosa di simile. Fatto sta che quella prima idea colla quale il Visconti le si era avvicinato, svenne nell'istante medesimo che potè contemplarla bene, e la faccia di lui, sulla quale era un riso procace e disonesto, si appianò tutt'in un tratto conservando tuttavia ne' guizzamenti dei muscoli un certo che significante noia, malcontento, aspettazione delusa. E quella repentina mutazione d'idee, quello spostamento improvviso di sensazioni, anzi quel vacuo assoluto di pensieri che allora gli si fece in mente, non gli permise di metter fuori alcuna parola, e stette in silenzio un pezzo, e soltanto si accontentava di guardarla.—Valenzia intanto tutta tremante e ristretta in sè, per quanto fosse grande la confusione delle sue idee, pure riandando col pensiero le vicende già corse, rimontando quattr'anni indietro, quando per la prima volta aveva veduto l'uomo orribile che ora gli stava presso, quando sentì dal padre che colui gli era destinato in isposo, e via via le sue lagrime, la sua confessione a Candiano del proprio amore per Fossano, la fuga…. quella fuga in cui le parve di toccare il paradiso…. e più di tutto, le parole del suo Fossano:—Quel tristo figlio di Bernabò non ti riavrà mai più in eterno, in eterno.—Ed ora se lo vedeva lì presso… e le risuonava tuttavia nell'orecchio quel disperato grido che un momento prima il suo Fossano aveva mandato nel doverla abbandonare. Per l'azione di questo cocente pensiero, quello spavento misto all'atonia che le teneva come aggranchite le membra, si trasmutò in una tenerezza spasmodica per colui che da tanto tempo era il solo, l'assiduo pensiero di tutte le ore del dì e tutto l'angòre che le tramestava l'anima, si versò in uno scoppio di pianto che scosse il Visconti. E guardando a quelle lagrime, si maravigliava della propria irresolutezza che lo faceva restar lì sempre immobile a guardare colei che piangeva. Alla fine si ricordò che v'era ancora a sciogliervi un viluppo assai misterioso, che quantunque si vedesse innanzi viva e vera quella Valenzia di cui un tempo egli s'era sentito preso con tanta violenza, ancora gli rimaneva a sapere come era avvenuto il fatto, in che modo egli e la Republica erano stati ingannati; questa curiosità gli aprì il varco alle parole, e disse:

«È inutile il disperarvi tanto, nè l'esser qui alla mia presenza vi deve metter tanto orrore. Io non voglio farvi del male, d'altra parte sappiate che se voi a quest'ora non foste qui, sareste innanzi al signori Dieci, i quali, quando hanno messo il dente sulla preda, non fia che per nessun caso mai se la lascin sfuggire; dunque vi esorto a farvi coraggio.»

Le parole del Visconti erano queste…. ma il tuono con che le accompagnava era assai aspro, per cui pochissimo si potè confortare Valenzia.

«Soltanto,» continuava il Visconti, «ho gran desiderio di schiarire un mistero in questo momento…. e per l'anima del padre mio crederei bene d'aver qualche diritto a saperne più che altri, perchè, se la memoria non mi falla, voi eravate promessa a me.»

Valenzia mandò un guizzo per tutta la persona a queste parole.

«Del resto…. nel momento ch'io vi credeva morta da quattr'anni, vi rivedo ancor viva, e per aggiunta sposa d'altrui, vogliate dunque compiacervi a raccontarmi in breve tutta la storia dell'orribile inganno.»

Qui Valenzia, essendo malissimo disposta a narrare quella storia, non che a metter fuori una sola parola, mostrò di non aver sentito, nè tampoco il tuono della voce del Visconti, e continuò a mormorare fra' denti una sua preghiera. Però crebbe la stizza al Visconti, e in tuono più alto replicò quella domanda.