«Io sono qui, andiamo.»
«Voi saprete,» soggiunse il fante, «perchè il consiglio v'abbia mandato a chiamare.» E stava attendendo una risposta. «La Republica sa troppo bene chi si trova di presente nelle vostre stanze: il consiglio vi prega a non voler interrompere il corso della giustizia. Vogliate adunque compiacervi a rimettere nelle nostre mani chi avete ricovrato presso di voi.»
Qui Carlo Visconti manifestò quanto tenesse del carattere del padre, il quale atroce e iniquo sempre, pure per ispirito di contraddizione, pertinacia e prepotenza, inducevasi qualche volta a fare un'azione che ne' suoi effetti poteva chiamarsi benefica.
«Io non so, nè comprendo nulla di quanto mi dite; ma s'egli è vero che qualcheduno è venuto a rifuggirsi presso di me, penso ch'io non sarò vigliacco e infame così da non mantenere ciò che ho promesso. Vi prego a riportare quanto vi ho detto all'eccelso consiglio.»
«Ebbene io riporterò le vostre parole; ma voi non uscirete intanto, e costoro staranno qui a farvi compagnia.»
Il Visconti, a guadagnar tempo, accettò il partito, e disse:
«Così sia fatto; andate e v'aspetto.»
Ciò detto richiuse l'uscio, e risalì ancora nella camera ove trovavasi
Valenzia.
Questa s'era alzata, e se ne stava ritta su due piedi nel mezzo della camera. All'aspetto parve che avesse ricuperato tutte le sue forze, e una subita vampa di vivo rossore le aveva acceso il volto. Qualche cosa di maraviglioso e di sublime brillava in quel punto sulla purissima sua fronte; e quando il Visconti le comparve innanzi, gli disse:
«Io vi ringrazio, Iddio ve ne renda merito; ma pur troppo tutto quanto avete fatto non potrà produrre nessun utile al mondo. Pure non è per me ch'io trema adesso, è pel padre mio, che, a vedermi contenta e felice, osò tentare e condurre a fine ciò che nessun altri avrebbe saputo. Oh! ditemi… io non voglio che salvar lui.»