«È questa appunto la sua colpa.»
«Ebbene, volate da lui: ditegli che non abbi più timore di quest'accusa, e la rigetti perchè io son morta davvero.»
In quella camera era aperta una finestretta che guardava la laguna dalla parte opposta, ove si trovavano le barche della Republica. Valenzia, un momento prima, guardatosi attorno, s'era accorta di quella finestra, ed a tal vista erale spuntato in mente un terribile pensiero; però come ebbe pronunciate quelle ultime parole, si alzò da terra, si raccolse, fece una preghiera,
«Oh, mio Fossano! oh, mio Fossano!» disse ancora, e già….
In quella si sentì un gran colpo alla porta. Il Visconti dovette ancora uscire: Valenzia rimase sola.
Basta talora una sola spinta perchè l'uomo si determini ad azioni estreme e terribili; ma più cagioni, e tutte forti, avevano per tal modo assalita l'anima della povera Valenzia, che in quel momento non le parve possibile altro disegno, fu or quello di darsi la morte da sè medesima. La persuasione in cui era entrata, esser quello l'unico mezzo a salvare la vita del generoso suo padre; il pericolo di perdere in quel momento la sola cosa che i suoi crudi destini non le avevano ancora potuto rapirle, l'onoratezza, che quantunque avesse potuto accorgersi del mutamento ne' modi e nelle parole del Visconti, non aveva per nulla saputo vincere il timore che aveva in lui; ed a ciò si aggiunga quello scompiglio della mente, quel tedio mortale della vita dopo tanti affanni e tormenti, quella debolezza dello spirito a cui par sempre più grave, più insopportabile una sventura di quello che il sia realmente.
Uscito che fu il Visconti, ella fece alcuni passi per la camera, dando volte assai rapide. Al vedere i suoi atti, i suoi moti, l'alterazione delle sue sembianze, pareva in vero ch'ella più non respirasse codesta vita. V'era nella sua persona un non so che di fantastico, di trasumanato, e tal cosa che poteva destare religiosa venerazione, mista a un sacro orrore che non è possibile a definirsi con parole. Nel muoversi descriveva così a caso molti giri col pie' leggiero e a grado a grado sempre più vacillante; e questi giri, fosse caso o che altro si fosse, si venivano a ristringere ogni qualvolta li ripeteva, finchè si trovò vicinissima alla finestra.
S'udì in quella un romore abbasso e un suono di voci. Ella s'alzò sulla punta de' piedi con un tremito convulso di tutta la persona, e battendo i denti come per brividi. Quelle voci che prima erano abbasso, le suonarono assai più dappresso. Fece uno sforzo, si aggruzzò sul davanzale…. s'udì un gran fracasso come d'una porta spinta a battersi contro d'una parte…. e in quel momento s'udì ai piedi di quella finestra un tonfo nell'acqua…. la stanza rimase vuota.
Allora si sentirono assai chiare le voci del Visconti e del fante della Republica.
«Che volete?»