«Il consiglio mi ha comandato di entrare nelle vostre stanze.»

«A far che?»

«Non so nulla, io debbo obbedire la Republica.»

E nel punto medesimo che mandò fuori quella parola, il fante, insieme a dieci arsenalotti che tenevan chiuso nel mezzo il Visconti, il quale non potè opporsi con suo gran dispetto, entrò nella stanza dov'era Valenzia. Il fante, gli arsenalotti guardano, il Visconti anch'egli vi getta uno sguardo corruccioso di sembrare un vile agli occhi d'una donna; ma la stanza è vuota.—Per Dio, dice tra sè, dove se n'è andata?—Entra col fante nelle altre stanze; ma tutte son vôte. Il Visconti già qualche cosa aveva sospettato: torna nella stanza dove aveva lasciata Valenzia; s'affaccia a quella finestra, comprende al tutto ciò che dev'essere avvenuto, e se ne sta taciturno, e stupito e percosso nel mezzo della stanza.

Gli grida il fante:

«Ma insomma dove avete trafugata colei?»

«Chi?» gli risponde il Visconti.

«Valenzia, la figlia dell'ammiraglio, credo bene ch'ella fosse qui.»

«Ma io non so nulla, vi torno a ripetere, e qui non ci sta mai altri che io solo, amici cari.»

Il fante non seppe dire più nulla, discese, e non avendo alcun ordine scritto che determinasse com'egli dovesse comportarsi col Visconti, non prese altro partito, e ritornò cogli arsenalotti a palazzo.