«Vile?!»
«L'ho detto, e ciò dovrebbe bastare a farti risolvere. Presto dunque, ti difendi.»
«Ma se rimarrà qui morto uno di noi due, chi avrà vinto potrebbe aver taccia d'assassino, non vi essendo testimoni, e ciò mi spiacerebbe assai.»
«Testimonio è Iddio, e può bastare.»
E senza aspettar altro prese ad incalzare il Gritti, il quale dovette pure pensare a difendersi.
Era certamente assai più prodigioso che raro che un vecchio a settant'anni potesse avere ancor tanto di forza e di destrezza da reggere incontro ad un giovane, ed anzi ad uno dei più formidabili spadaccini che avesse nome fra' patrizi veneti. E non solo seppe reggervi contro, ma dopo i primi assalti adoprò col ferro di tanta forza e bravura che il Gritti si morse le labbra pel dispetto di non aver saputo al primo disfarsi di quel vecchio; e codesto dispetto e la vergogna lavorò di maniera nella sua fantasia, e la rabbiosa smania di metter sotto l'avversario talmente lo travolse, lo accecò, che non gli venne più fatto un colpo sicuro, tanto una passione è forte da render nulle in un uomo anche le facoltà che sono al tutto fisiche……..
E Candiano seppe far suo pro di quella circostanza, e dopo un quarto d'ora che si combatteva, il corpo del Gritti, che stramazzò a terra come una massa di piombo, avvisò che quella sfida era finita.
Il vecchio allora scagliò lontano da sè la spada insanguinata, si allontanò da colui con ribrezzo, e ritrattosi sul margine estremo di quel lembo di terra, si gettò ginocchioni. La luna che gli era in faccia, vestiva della sua bianca luce quella dignitosa figura, e rendeva più veneranda la di lui canizie. Dopo una preghiera che non saprebbesi dire se fosse più fervorosa o più scompigliata, si alzò, e rifece la strada che aveva percorsa col Gritti. Ma in quel ritorno si sentì lassate tutte le membra per un abbattimento repentino, e nella sua mente fu un così duro e angoscioso e impetuoso tumulto di pensieri e di memorie, che in vero la sua testa non vi sapeva reggere. Tremava come canna, e per brividi gli stridevano i denti. Non si ricordò quasi più d'avere avuto un momento prima un duello col Gritti. Tutto l'orrore della sua condizione, che a primo tratto l'aveva più sbalordito che altro, allora lo investì da tutte le parti, e pensando che a quell'ora il fante del consiglio forse od era in giro per Venezia in traccia di lui, o stava attendendolo nel suo palazzo, affrettò il passo, e volò incontro all'estremo suo danno.
Il consiglio dei Dieci, raccolto già da qualche tempo, udita dalla bocca del Barbarigo con una maraviglia quasi incredula la storia misteriosa e l'inganno così ben riuscito all'ammiraglio Candiano, e mandato alla casa del Visconti, dove il Barbarigo, narrando l'accidente occorso in quella notte, aveva detto trovarsi Valenzia, stava in aspettazione di lei; che senza la presenza della figlia di Candiano non si sarebbe potuto procedere contro il medesimo, mancando la prova della di lui colpa se, per caso, persistesse a negare. Ritornò finalmente il fante della repubblica, e con doloroso stupore del senator Barbarigo narrò che aveva interrogato il Visconti sul conto di Valenzia, che colui era stato fermo a negar tutto, che però, costretto a metter piede nelle stanze di lui, dopo molte indagini non aveva trovato nessuno che fosse là celato. Allora il Consiglio chiamò ancora l'arsenalotto, che insieme agli altri suoi aveva avuta incombenza di condurre Valenzia da Santa Brigida a San Marco. Gli si domandò s'egli ha ravvisato colei. Il fante rispose che non sapeva niente di niente, che lui non aveva atteso che al remo, che la giovane l'aveva bensì veduta, ma non sapeva chi fosse.
Nel Consiglio successe un nuovo bisbiglio. Il Barbarigo, fortemente sconcertato e tutto pallido di timore, d'incertezza e di rabbia, propose di mandare al palazzo di Candiano una squadra di arsenalotti per arrestar l'ammiraglio, e condurlo in Consiglio.