«Non vorrei che ci avessero ingannato, Barbarigo,» prese a dire uno del Consiglio, «e il Candiano avesse a patire ingiuria la vigilia della sua elezione al dogato.»

«La giustizia deve andare innanzi a tutto, illustrissimo collega.»

«Se si trattasse della giustizia, Barbarigo; ma voi in fine non siete certo di nulla.»

«Io penso che la denunzia d'un solo in questo caso non possa bastare,» soggiungeva un altro.

«Anch'io porto la medesima opinione.»

«Ned io oserei pensare diversamente.»

«E mi farò lecito dirvi una cosa, Barbarigo; ch'egli è strano assai che ieri, quando i duecento voti proclamarono doge Candiano, non si sapesse niente di ciò; e s'aspettasse questa notte, che è la vigilia dell'incoronazione, che non si è più in tempo a disfare il già fatto, a sapere questa scandalosa colpa di Candiano.»

«È vero, gli è strano.»

«Se non c'è la persona viva e vera della Valenzia, penso non sia da farne altro col Candiano.»

Il Barbarigo non sapeva più l'attenere entro di sè la rabbia che lo soffocava all'udire che quasi tutto il consiglio gli era contro.