Quando si rialzò parve che avesse riacquistato intero l'uso delle sue facoltà, e con una calma terribile,
«Aiutami,» disse al servo, e pieno di venerazione scrupolosa rialzò quel diletto corpo da terra, se l'accostò, se l'adagiò fra le braccia come se fosse viva; senonchè quelle due bianche mani che spenzolavano inanimate, quella fronte purissima, e quei lunghi capegli sciolti e stillanti acqua davano indizio di ciò che era veramente.
Aiutato dal servo l'adagiò sul fondo della gondola, e tranquillo le si pose da canto. A un suo comando il servo spinse innanzi la gondola sinchè s'accostarono a riva; il luogo era deserto e assai lontano dal centro della città. Dice al servo:
«Tu scendi a terra; va dall'ammiraglio; portami qualche notizia di lui.» E veduto che il servo stava perplesso, quasi volesse rifiutarsi ad eseguire quel comando, «Scendi a terra,» gli replicò furibondo, balzando in piedi, «va.»
Il servo atterrito obbedì, e con voce quasi piangente disse addio al
Fossano, il quale, cangiando in un subito l'ira in accorata tenerezza,
«Addio,» gli rispose con voce tremolante, «va, fa ciò che ti ho detto…»
E ritto in piedi nel mezzo della gondola e appoggiato al remo stette aspettando sin che il servo si perdette in una contrada.—Allora mise ancora i remi nell'acqua, e giù pei canali venne al porto, ne uscì, passò innanzi a Murano; passò altre terre, e su su sempre in alto.
XIII
CONCLUSIONE.
Già cominciava ad albeggiare. Alcune nuvole leggermente dorate passavano in fretta sulla faccia del ciclo. L'aria marina, fresca ed umidoccia, alitava leggera leggera intorno alla gondola di quello sventurato. Gli uccelli, spiccatisi a quell'ora dalle antenne delle navi, passavano a lambir l'onda placida colle ali, e gemendo intorno intorno alla gondola, svolavano a garrire in cielo.