Il Fossano, senza pure saperlo, guardò un momento a quegli spazi interminati del cielo e del mare, a quella calma ridente e serena; ascoltò quel placido mareggio dell'onda, quei garriti degli uccelli, quei mugolii lontani ed indistinti, poi di un tratto chinò la testa e lo sguardo sul corpo di Valenzia. Due grosse lagrime gli sgorgarono lente lente e come impietrite dagli occhi, lasciò cadere i remi nell'acqua e sè stesso sul corpo della Valenzia; e in quel silenzio mattutino si udì il fervido scoccare d'un bacio. La barca, stata un pezzo in balia dell'onda, alla fine si perdette dietro ad una scogliera.
Il servo del Fossano, corso intanto al palazzo dell'ammiraglio, e sentito come questi era stato condotto innanzi ai Dieci, senza pensarvi altro era tornato all'alloggio del suo padrone sperando trovarlo nelle proprie sue stanze; e di là alla casa dell'amico di lui, al quale raccontò ogni cosa in breve ed il proprio sospetto.
Furono spedite molte gondole per le lagune, poi per un gran tratto di mare. Ma dopo molto cercare, non essendosi potuto venir mai a capo di nulla, si tralasciò ogni indagine, e quel fedel servo stette colà più d'un anno sempre sperando di vedersi un dì o l'altro comparire innanzi l'amato suo signore. Ma aspettò inutilmente, e alla fine ritornò in Milano sua patria.
La notizia dell'arresto dell'ammiraglio Candiano dalla bocca de' suoi servi fra poco girò per tutta Venezia, con che maraviglia, con che malcontento, con che dicerie lo pensi il lettore; ma l'eccelso consiglio pensò presto a far tacere ogni voce.
L'istessa mattina che seguì a quella notte memorabile, in una stanzaccia dell'arsenale se ne stavano a passar tempo un cinquanta soldati delle galere, i più veterani della flotta veneta, quelli che sempre uniti sulla nave ammiraglia obbedivano al comando immediato di Candiano; tutta gente che da molt'anni divideva con lui le fatiche della guerra, che da vicino aveva potuto vedere quanto fosse il coraggio di quel maraviglioso vegliardo, che per l'assidua pratica e per la lunga abitudine di trovarsi quasi sempre con lui gli si era per tal modo affezionata che avrebbe senza dubitare pur un momento sagrificato volentieri la propria vita per salvare la sua.—Intanto che durava la pace, e per aver ricevuto le largizioni della Republica, non attendeva che a darsi buon tempo; e quella mattina facilmente sarebbesi potuto comprendere quanta era la gioia di quei prodi veterani, i quali, insuperbiti che il loro generale fosse stato eletto doge, non attendevano che a parlare di lui, della sua bontà, delle sue virtù, del suo indomabile coraggio, della forza del suo braccio, ed era una gara fra loro a ricordare i pericolosi momenti in cui s'era trovato il Candiano.
«Io l'ho pur sempre detto,» diceva uno di quei prodi, «che il destino è ben secondo a Venezia se pur dopo tanto tempo si è finalmente determinata a dare il corno ducale a chi in un'occasione la può difendere col proprio braccio.»
«E se la patria nostra vuol avere un uomo, ma di quelli che ne v'ha uno per mille, ha da venire a cercarlo qui in mezzo a noi, che noi siam quelli che provvediamo alla sua difesa, alla sua grandezza, alla sua gloria.»
«Amici e compagnoni miei, io credo bene di essere il più vecchio di tutti qui, ed ho servito sotto a quattro ammiragli, ma un uomo come questo Candiano io credo non ci sia mai stato al mondo.»
«E quante volte non dubitò mettere la sua vita in pericolo per salvare uno di noi che sull'orlo della nave ammiraglia minacciasse cadere in mare o nelle mani del nemico; e tu, Pierozzo, dovresti ricordartene, chi sa in che fonda scogliera te ne staresti adesso a macerar le tue carni, se Candiano, con quel suo braccio di ferro, non t'avesse sostenuto di tutto peso pel buricchetto nella giornata della Spezia.»
«Me ne ricordo benissimo, e non mi par vero d'essere ancora qui a contarla, e non desidero e non aspetto altro al mondo che di fare altrettanto al mio buon ammiraglio.»