«Alzati, che alcuno potrebbe vederci qui: alzati, e mi segui.»
Ambedue si mossero.
Giunti in vicinanza di quell'edificio, il Candiano, detto al Fossano che aspettasse, v'entrò senza aspettar altro: dopo qualche tempo il romore dei passi e lo stropiccío di una gonna fecero sperare al giovane che fosse presso la sua Valenzia. Era essa di fatto. Uscita che fu, quantunque il padre suo Candiano l'avesse preparata a quell'incontro, pure non potè reggervi, e si lasciò cadere, prima di poter proferire un saluto al suo Alberigo, nelle braccia paterne.
Disse allora Candiano al giovine: «Va tu in vece mia a quel convento là dirimpetto. Suona la campana, e ti verrà aperto. Domanderai di frate Lorenzo. Egli verrà qui.»
Frate Lorenzo era un vecchio ottuagenario che godeva meritamente riputazione di santo. L'ammiraglio Candiano, avendo fatta con lui stretta conoscenza fin dai primi anni giovanili, avea messo gli occhi sopra di lui in quei pericolosi momenti; nè certo avrebbe osato mettere in atto il difficile disegno, se non avesse confidato specialmente nell'aiuto di quel buon religioso, che di fatto non si rifiutò ad assecondarlo nell'urgente bisogno.
Essendo Candiano arrivato a Padova all'ora nona di quel dì medesimo, aveva fatto chiamare il frate, il quale dapprima fece che Valenzia alloggiasse per quel dì nella foresteria del monastero di San Francesco, poi udito il resto da Candiano, e assicuratolo del più stretto segreto, gli promise che avrebbe fatto il voler suo, giacchè non era cosa che fosse nè contro la giustizia, nè contro il volere di Dio. Quando udì poi ch'egli aveva potuto con tanta fortuna deludere la vigilanza della Republica, e, dato un sonnifero a bere alla figlia, far credere a tutti ch'ella fosse morta per poi trafugarla ad agio suo,
«Qui c'è il dito di Dio,» disse più volte il frate. «Egli non volle permettere che la fanciulla dovesse andar sposa al figlio dell'empio Bernabò. Egli volle aiutare il tuo paterno disegno.»
Quando Valenzia si risentì, Alberigo Fossano era tornato con frate Lorenzo. Un'ora dopo, in una cappelletta della chiesa di San Francesco, Alberigo e Valenzia, inginocchiati sulla predella dell'altare, vennero da lui congiunti coi nodi indissolubili del matrimonio. La notte medesima Candiano ritornò a Venezia per non ingenerare alcun sospetto di sè colla lunga assenza. I due sposi volsero il loro cammino verso Lombardia.
La maggior parte di queste cose raccontò Apostolo Malumbra al senator Barbarigo che stette il tutto ascoltando con muta e sempre più crescente maraviglia. Egli, per quanto avesse percorso tutti i possibili, non avrebbe giammai potuto nè tampoco imaginare un così strano avvenimento, e quando il Malumbra ebbe finito di raccontare,
«Io sono così compreso di stupore,» disse, «che non so in vero, nè che pensare, nè che risolvere.»