«Non fa molto tempo,» continuava il Malumbra, «io ho veduto in Milano il cavaliere Alberigo Fossano.»
«Gli hai parlato?»
«A lui no, bensì m'affiatai con un suo servo, e siccome fin da quando morì la figlia dell'ammiraglio, o almeno fu creduta morta, essendo nati in me certi strani sospetti, fin d'allora mi posi a frugare in tutti que' luoghi ove mi pareva potessi far buona raccolta, e ne spiluccai tanto che poteva bastare per poter dire, che in quel torbido c'era tuttavia da pescar chiaro; arrivato a Milano, e saputo che il Fossano era alla corte del Conte di Virtù, tanto feci finchè ho potuto accostarmi a quel suo servo che sopra v'ho detto, e messolo così in sul raccontare, senza dargli sospetto che io fossi di questi paesi, lo condussi a dirmi qualche cosa del suo padrone, e d'una in altra, mi raccontò gran parte de' fatti che già vi ho narrati.»
«E la Valenzia…. l'hai tu veduta?»
«È ciò appunto che mi rimarrà a fare appena che tornerò a Milano. Ma io mi scordavo dirvi ciò che assai importa di sapere.»
«Ed è?»
«Saprete che i Francesi, per far la guerra al Conte di Virtù, minacciano calare in Italia condotti dal conte d'Armagnac.»
«So tutto: prosegui.»
«Questo conte d'Armagnac è parente strettissimo di quel Carlo Visconti figlio del Bernabò che dovea sposare la Valenzia.»
«Ebbene?»