«Che cosa volete: dopo ch'egli s'è messo a commerciare di proprio, la fortuna s'è cangiata un pochino nella nostra povera casa. Voi ben sapete quanto un tempo ci stringeva il bisogno, e a cinque figliuoli, che tanti ne aveva, non c'era propriamente da dar pane la mattina. Ma ora, sia lode a Dio, possiamo far più che altri, e si vivono giorni dal più al meno tranquilli.»

«Ne ho gran piacere, Ghita mia, che tanto mi seppe male quando ho sentito dire ch'egli così ingiustamente era stato cacciato dal banco del signor Morosini.»

«E si dovette penare un anno intero, che nessuno non gli volse più dare avviamento, e non si pensava alla moglie e ai cinque figliuoletti che morivano di fame.»

«Ah, pur troppo il mondo è assai tristo.»

«Lode a Dio per altro che non l'ha avuto il piacere di vederci languir sempre d'inedia, e venne il nostro buon tempo anche per noi.»

«Torno a dirvi ch'io ne godo nel fondo dell'animo, e per verità io non ho mai conosciuto altr'uomo al mondo che più meritasse fortuna, del signor Apostolo Malumbra, e mi sento movere a sdegno quando sento alcuno a dir male del marito vostro.»

«In Venezia, sapete bene, che non ci fu mai penuria di chi si dilettasse a dir male d'altrui.»

«Davvero ch'ella è così, e ieri l'altro ebbi una lunga contesa colla Spadaccini che sta in Merceria, la quale osava nientemeno di sostenere…. dite un po'… Ghituccia..?»

«Dio mio, chi può mai indovinare che cosa possa mai aver detto quella donna?»

«Cose di fuoco! Ma io ho ben saputo mandarle in gola tutto il veleno che versò fuori da quella sua bocca maligna. La è così, cara Ghituccia mia; osava di sostenere niente di manco che il signor Apostolo Malumbra ora può scialarla e stare in sul grande, perchè serve l'eccelso consiglio dei Dieci in qualità di spione; figuratevi, Ghituccia mia, se ciò può stare.»