«Questo io ti dico perchè tu debba ringraziar mille volte la tua sorte che s'è voluta mutare. Ed ora… guarda come son floridi i nostri quattro figli che ci rimasero; guarda con che pace sfiorano l'ultimo sonno.»
Il Malumbra gettava un'occhiata sui letticini dove dormivano i piccoli suoi figli, e mentre li guardava, la sua faccia subiva un'espressione particolare.
«Ora dormirò anch'io,» soggiunse poi; «lasciami solo.» E recavasi in una stanza vicina.
Solo che fu, si spogliò la zimarra e il giustacuore, e accostatosi al letto stette un pezzo fermo su' due piedi colle braccia incrocicchiate al petto, e cogli occhi rivolti su que' quattro rotoli di ducatoni d'oro che aveva deposti su d'una tavola vicina; stato così qualche po' d'ora… «Oh sono pazzo io,» uscì a dire, «poniamoci a dormire; alla fin fine ebbero essi alcuna pietà per me?…. Buttiamoci a dormire, i miei figli non avranno più a morir di fame.» Dette queste parole così fra labbro e labbro si pose a giacere, e un momento dopo dormiva profondamente.
Come il lettore si sarà bene accorto, l'Apostolo Malumbra era proprio uno spione al servigio del consiglio dei Dieci. Sotto colore di viaggiare per commercio nelle varie città soggette al dominio Veneto e più lontano ancora, andava raccogliendo tutte le notizie che meglio potevano importare alla Serenissima Republica, per poi rigurgitarle innanzi al consiglio dei Dieci o a qualche individuo che v'appartenesse. Scopriva trame, frugava nel pensiero altrui, teneva dietro a certe fila lunghissime e tortuose, fino a tanto che riusciva a sapere dove andavano a metter capo, per poi renderne perfettamente istrutti coloro a cui spettava. Era alla società come l'insetto impercettibile che rode e guasta, come il mal sottile in un corpo apparentemente rigoglioso e sano. Se si avesse a raccontare la storia delle centinaia di vittime ch'egli col suo sordo e lento, ma continuo lavoro, aveva condotto all'ultima rovina, sarebbe una vera pietà.
Del resto il lettore non voglia già credere che codesto Malumbra fosse dotato di quelle misteriose e quasi magiche virtù, onde piacque sin qui comporre l'esistenza di tutti gli spioni che servirono la Republica veneziana; imperocchè intorno a codesta razza d'uomini, vi sono tuttavia molte false idee a rettificare.
Gli sgherri, i delatori al soldo della Republica veneta, erano certamente esseri un po' misteriosi; ma il mistero che li copriva, non era già nel senso col quale e fu descritto e fu inteso da tanti scrittori e lettori che parlarono e s'occuparono di quella terribile oligarchia. L'essere uno spione spettatore di tutto col privilegio di rimanere poi sempre invisibile altrui, l'entrare nelle case, il conoscerne i più intimi penetrali, eziandio assai più di chi ne era l'abitatore; il sapere per filo tutte le azioni di un uomo del quale siasi messo sulle tracce, e talmente da conoscerne anche i pensieri i più interni; sono cose che la sciocca credulità popolare ha ammesse, che la storia destituita di criterio ha perpetuato, che la fantasia de' poeti ha afferrata per surrogare nelle creazioni dell'ingegno una nuova macchina, un nuovo maraviglioso all'antico col fine di abbagliare le povere menti pronte tanto più ad applaudire, quanto più sembra che un fatto si dilunghi dal procedimento comune della vita pratica. Il Malumbra adunque era un tristo che aveva a sangue freddo sagrificato un numero grandissimo de' suoi concittadini, ma era un tristo umanamente, nè mai aveva fatto cosa che avesse richiesto poco più di un'astuzia e simulazione volgare. Bensì, prima d'essersi dato a quell'infame mestiere, il Malumbra era stato un uomo che non aveva avuto bisogno di tormentare altrui per sostentare sè stesso, nè le circostanze della sua vita non erano mai state così potenti da far sviluppare in lui quel germe di perfidia che la natura aveagli dato; però ch'egli è da credere che, siccome le occasioni fanno emergere gli ingegni e le virtù straordinarie, le quali, abbandonate a sè, sarebbero forse state mute eternamente, così le prave tendenze sviluppano improvvise appena che l'occasione dia loro quel tanto che si vuole a farle crescere.
Fino all'età di trent'anni egli era stato a' servigi di un negoziante veneziano, il quale trovandosi a un tratto mancare una grossa somma di denaro, nè sapendo al primo congetturarne il colpevole, pensò essere buon partito quello di licenziare tutti i suoi agenti. Fra costoro si trovò il Malumbra che senza avere una colpa al mondo si trovò solo, abbandonato a sè, privo di speranza di trovare un pane, che nessuno avrebbe voluto averlo a' suoi servigi con quel poco di sospetto che si aveva di lui. Egli era innocente, eppure non è da biasimare chi lo aveva scacciato da sè, e tutti coloro che si erano rifiutati a dargli pane non erano per verun modo degni di riprensione. Ma un'ingiustizia tuttavia erasi commessa, e il Malumbra ne era stato la vittima. Che un uomo soffra il disprezzo, sopporti la miseria, patisca la fame, e si disperi, è un fatto così minuto, così impercettibile, che la società nella continua e vorticosa sua faccenda o non può, o non sa, o non vuole accorgersene. Ma l'individuo, per quanto sia misero, ha pur fatto un mondo in sè, e così prepotente è in lui il bisogno della conservazione che, a lungo andare, tenta di sostenersi a spese di quella società medesima, e cogli ingegnosi sofismi chiamando le male arti necessità della vita, si dispone lentamente a vendicarsi della crudele noncuranza che lo circonda. Non è sventura al mondo, non è patimento che valga a sradicare la virtù da chi veramente l'ha in sè inviscerata. Questa è sentenza comune, è sentenza secolare, è sentenza che la società fa suonar alto a propria discolpa. Ma posto ancora ch'ella sia vera, non è egli del più grave momento il preservare i corruttibili dal veleno della tentazione?
E in quanto al Malumbra non si sarebbe certo indotto a recar tanto danno altrui, s'egli nel mondo avesse potuto percorrere la sua strada senza ostacoli e senza patimenti. Certo che anche in una prospera condizione la sua mano non si sarebbe aperta così facilmente a beneficare il suo simile; e la sua patria, nei pericolosi momenti, non avrebbe trovato in lui il più valido puntello: ma dall'essere inutile all'esser dannoso è immensurabile distanza, e pare che la società non consideri che il numero degli eroi è di una pochezza desolante su questa terra.
Del resto nella persona del Malumbra si potevano ravvisare quasi due uomini diversi: l'uomo del mondo, l'uomo della famiglia; nel primo era pessimo; nel secondo, come forse abbiamo potuto accorgerci, era ottimo; che anzi tutte le buone qualità di che manifestamente era dotato nel seno della propria casa, erano quelle appunto che lo intristivano appena che il padre ed il marito trasmutavansi in uomo della società. Strana contraddizione, ma più apparente che reale, imperocchè, che cosa mai sarebbe stato della moglie e de' figli, se colui, nella desolata condizione in che la fortuna avealo gettato, fosse stato l'amico universale! Così la società, in mezzo a cui viveva, e che meritamente lo avrebbe caricato d'obbrobrio e peggio, se appena avesse in lui scoperto il proprio nemico, non s'accorgeva ch'ella medesima era colpevole della di lui colpa, e che a guisa dell'insetto, il quale s'introduce tra pelo e pelo, e vessa e martoria impunemente il corpo immane della belva che prima aveva minacciato schiacciarlo, egli celatamente s'era introdotto tra uomo ed uomo per vendicarsi di chi prima lo aveva con indifferenza crudele e ributtato e calpesto.