Qui potrà forse domandare taluno, se a raggiungere il detestabile suo fine, non avrebbe potuto avviarsi per altro sentiero, scegliere altri mezzi più atroci forse, ma meno vili assai. E certo che, se fosse stato solo al mondo, se non fosse nato in Venezia, e, più che tutto, se la natura avessegli dato più coraggio che acutezza, in vece di suggere i segreti agli uomini che avvicinava, li avrebbe aspettati al varco ascoso dietro la siepe. In quei giorni che, scacciato e svergognato, provò la miseria senza la speranza d'umano soccorso, e tosto lo arse il desiderio di operare alcuna cosa al danno della società, pensò al modo di aggiungere a questo fine rimanendo ciò non pertanto al sicuro d'ogni pena legale, che diversamente la famiglia avrebbe dovuto soccombere con lui. Allora, dopo essersi guardato ben d'attorno, un dì che nel palazzo ducale osservava così a caso quella bocca terribile del leone, che pareva dicesse: Denunziate! denunziate! gli balzò un pensiero alla mente, e conobbe che pur v'era un mezzo di gettarsi a man salva sugli uomini, non lasciando loro possibilità di difesa senza che perciò dovesse vivere in timore delle leggi; e coi sofismi giunse a persuadersi che egli, buttandosi al mestiero dello sgherro, veniva anzi a servirle più che altri, e in certo modo a ben meritare della patria, svelando le trame che erano in onta alle sue istituzioni, e a dividere la gloria del difenderla col prode che metteva la vita a rintuzzare i suoi nemici. Così accorciando d'un tratto l'immensurabile distanza che è tra la gloria e l'infamia, raccostando queste due cose sì opposte in modo da fonderle in una, potè indursi a credere che l'obbrobrio di cui caricavasi uno sgherro dei Dieci, altro non era che un pregiudizio, e appena gli si presentò occasione, gettò innanzi al consiglio una denunzia, e n'ebbe il prezzo. La prima sua vittima fu quel medesimo Morosini che avealo scacciato dal suo banco, poi altri che, povero, lo avevano ributtato; per un pezzo continuò a dar la caccia a tutti coloro che direttamente lo avevano offeso; per un pezzo la vendetta fu la spinta e la susta d'ogni sua opera, e all'oro che gli fruttava, univa la voluttà dell'ira saziata. A poco a poco però, cessati gli odi, gli rimase il nudo mestiero; cessate le gioie della vendetta non gli restò che l'oro. Non ebbe più nemici diretti; tutto il mondo fu suo nemico. Ciò non pertanto, anche dopo aver fatto il callo a tanta perfidia, di quando in quando, e specialmente se fosse il caso di recar danno a qualche dabben uomo, sentiva in sè qualche cosa che somigliava ad un rimorso, e di fatto, allorchè nella gola del leone mise l'accusa contro il Candiano, e ne raccontò la misteriosa istoria al Barbarigo, sentì in fondo del cuore una simile puntura, ma che tosto dileguò come dileguarono, coi sogni di quel mattino, le triste imagini che glieli aveano conturbati.

Quando suonò la campana del mezzodì, la moglie del Malumbra fu presta a destarlo; ed egi, rivestitosi così di fretta e, uscito di casa, si recò al palazzo Candiano.

Il senatore e l'ammiraglio stavano confabulando tra loro, quando il
Malumbra fu annunciato.

«Ditegli che aspetti un momento,» diceva Candiano al fante: «adesso, come vedete, sto coll'illustrissimo senatore.»

«Oh! fatelo entrare, ammiraglio, è un uomo dabbene che non si vuol rimandarlo.»

«Benissimo, senatore; fatelo dunque entrare.»

Il lettore sa che la notte prima il medesimo Barbarigo aveva ingiunto all'Apostolo Malumbra, che intorno a quell'ora facesse di trovarsi nelle stanze dell'ammiraglio.

«Buon dì, Malumbra,» disse il Candiano a colui, appena ebbe messo il piede nella sala, e lo disse con quella franca e sincera bonomia, che tanto gli era abituale; e continuava poi mezzo sorridendo: «io ho poi a lamentarmi di te.»

«Di me?»

«Che non sii venuto a farmi vedere quelle belle fogge d'armi che tu hai comprate a Milano.»