«Questi buoni villeggiani son tutti assai ospitali. State tranquillo, che non vi verrà fatto insulto.»

«Dunque hai capito; per adesso continua a dormire.» E senz'altre parole lo lasciava solo, ed egli tornava nell'altra stanza.

E gettavasi ancora su quel giaciglio di paglia mezzo fradicia, e si adattava intorno il gabbano col fine di dormire infino a tanto che spuntasse il dì. Ma sonnecchiato un poco, tosto si ridestava, che quand'uno è martellato da un pensiero assiduo, e che tutta gli occupi la vita, non è possibile che abbia a dormire a lungo. E allora colla memoria tornando molt'anni addietro, pensava alla potenza della propria famiglia, e alla terribile grandezza del proprio padre in mezzo a quella corona di figli prodi e coraggiosi, che per anni ed anni promettevano farla fiorire sempre più, e mano mano percorrendo i fatti memorabili successi nella propria casa, e le lunghe guerre sostenute dal padre contro il pontefice, e le vittorie, e le sconfitte, e le paci, e le crudeltà di cui era stato assai spesso o spettatore o esecutore si fermava colla memoria al momento in cui gli giunse la notizia che Bernabò era stato condotto nelle prigioni di Trezzo, e che a lui e a tutti i suoi fratelli era stato tolto il dominio e la patria e tutto; il sangue gli tornava allora a ribollire, come si trovasse tuttavia in quell'istante medesimo; quando improvvisamente gli si generarono nella mente idee affatto opposte a quelle che gli erano sempre state abituali; l'idea ch'egli era posto al livello e più sotto ancora di tutti gli altri uomini;—che, miserabile, sarebbe stato spettatore dell'altrui grandezza;—che, avvezzo fino allora a farsi rispettare e temere da tutti, egli da quel momento avrebbe dovuto vivere in continua paura di sè. Allora gli si rinfuocava in petto d'una maniera terribile l'odio contro al cugino Galeazzo, e non pensava più ai mezzani partiti, ma alla decisa vendetta, alla morte dell'abborrito parente…. Così passò quasi tutta quella notte, finchè spuntò l'alba ad alleggerirgli il peso della sua condizione. Il Bronzino gli comparve innanzi, sentì rinnovarsi l'ordine di andare a far da esploratore dove trovavasi il duca Galeazzo, e senz'altro, detto addio al suo signore, si procurò una barca, e recossi ad Angera, che, durante il viaggio, aveva sentito dire che in quella rocca s'era ridotto il duca a villeggiare.

Ora, lasciando ir libero costui per qualche tempo, torneremo un tratto a trovare Alberigo Fossano. In quella mattina medesima gli era stata annunciata una visita di un certo tale che aveva a consegnargli alcun che d'importanza; e quel tale era nientemeno che l'Apostolo Malumbra, il quale, viaggiato il più frettolosamente che potè, giunto a Milano, e sentito che la corte erasi recata alla rocca d'Angera, senza por tempo in mezzo, vi si era tosto trasferito. Il Malumbra, intromesso alla presenza del cavaliere, «Io sono,» gli disse, «un mercante di Venezia, assai conosciuto dall'illustrissimo ammiraglio Candiano, che mi degna della sua fede; ed è lui appunto che mi manda a voi per consegnarvi questa lettera.»

Il Fossano, presa la lettera e rottine i suggelli, con segni di molta ansietà si poneva a leggerla.

«Diletto figlio!

«Io vivo in una terribile incertezza; il portatore della presente, che è un onesto mercante di Venezia, mi ha raccontate certe storie che correvano in Milano, intorno a te e a tua moglie, e qualmente il figlio di Bernabò, che s'è intruso negli stati del duca, sia venuta a vessarla con ogni sorta d'astuzie ed atrocità. Io non comprendo come ciò siasi potuto far publico per tutta Milano, e conducendomi l'esperienza mia a dubitare che ciò sia al tutto una falsa diceria, ti prego a confidare al portatore della presente ciò che ti parrà meglio a scarico d'ogni mio timore.

«Addio.»

Il Fossano, letta questa lettera, guardò per un pezzo in viso al Malumbra non comprendendo bene quanto gli scriveva Candiano, chè a nessuno di Milano egli aveva detto nè tampoco d'aver moglie, se non ad un suo buon servo, di cui si valeva per le sue più segrete bisogne; comprendeva molto meno quell'imbroglio del figlio di Bernabò, del quale, per fortuna, il dì prima aveva potuto capacitarsi non esserci nulla a temere, ed alla Valenzia non essere intervenuto danno di sorta; però così disse al Malumbra:

«In questa lettera mi si parla di voi, e di certe istorie che avete udite in Milano, e che io ignoro affatto. Ma in prima mi piacerebbe udire da voi medesimo, come e quando avete sentite quelle strane dicerie delle quali in questa lettera mi vien parlato.»