Ma dovettero in vece aspettare il dì dopo, e la barca che li doveva condurre a Sesto Calende, si staccò dalla riva intorno all'ora che il Malumbra entrava nelle stanze di Valenzia.

Partito che si fu il Fossano dell'isola, a Valenzia vennero certe ombre di malumore che le misero tanto amaro nel cuore, quanta dolcezza aveva provata la sera prima alle parole del suo Alberigo, ed a quella generosa promessa che ebbe la forza di spegnere in lei del tutto ogni ira gelosa, quantunque poco prima avesse dovuto accertarsi co' propri occhi di quello che era passato tra il Fossano e la contessa Giulia.

Per quanto sembrasse anche a lei ragionevole, che Alberigo prima di fermare al tutto la sua dimora nell'isola, dovesse presentarsi al duca Galeazzo per impetrarne la licenza, pure non sapeva vincere e scacciare il sospetto che dopo quelle prime parole d'amore pronunciate, forse più per trarla in inganno che per altro, egli avesse preso il pretesto di recarsi quella mattina medesima dal duca per potersi un momento allontanare da lei, e ritornare ove trovavasi la contessa Giulia. E questo pensiero la vessava di tal modo che non ne avrebbe saputo celar la smania a nessuno; in alcuni momenti di quella giornata, per quanto, richiamandosi in mente e gli atti, e le parole, e le soavi espressioni del suo Fossano, non potesse trovare alcun fondamento per crederlo infinto, si figurava di vederlo ancora vicino alla contessa Giulia, la cui bellezza, sebbene tentasse dissimulare a sè medesima, pure le stava sempre innanzi gli occhi. Allora l'assaliva una rabbia di un genere particolare che la traeva a maledire la propria sorte, ed era in que' momenti specialmente che le entrava in cuore quasi una certezza crudele che il suo Fossano non sarebbe tornato mai più. Allora nella soave e gentile anima sua (pur troppo talvolta le passioni quando son troppo veementi, portano il guasto ovunque) entrava il veleno dell'odio, odio per la bella contessa Giulia, della quale sì godeva ad imaginare qualche atroce modo a vendicarsi. Pur troppo quell'ingenua e pietosa creatura potè volgere in mente pensieri di vendetta, che l'amore ch'essa portava al suo Fossano, era di tanto impeto da non ammettere le mezze misure, e a più doppi le si era accresciuto in cuore dopo averlo saputo amato da un'altra, dopo aver veduto imminente il pericolo di perderlo.

E in questi pensieri stava appunto tormentandosi l'animo suo, quando le fu annunziato che un tale aveva bisogno parlarle.

Avendo il Malumbra pe' suoi buoni motivi cangiata la foggia e il colore alle sopravvesti, e adattatosi un cappuccio che gli copriva la testa fin oltre gli occhi, non era stato conosciuto dai servi di Valenzia, che non s'attentarono introdurlo nelle camere di lei.

Valenzia a quella chiamata discese lesta, ned ella medesima seppe riconoscere il Malumbra, quando se lo vide innanzi, e un po' turbata da quella sinistra apparenza, e accennando ai servi di non muoversi di lì,

«Chi siete?» gli disse, «chi vi manda?»

«Son io, madonna,» le disse allora il Malumbra, e volgendo il tergo ai servi che stavan presenti al colloquio, si levò un tratto il cappuccio della veste, col quale, com'era suo costume nelle occasioni straordinarie, aveva sempre tenuto a mezzo coperto il viso.

«Ah! ora vi conosco.»

«Zitto, madonna, parlate sommessa.» E avvolgendosi ancora nel cappuccio, e abbassando più che potè la voce, perchè non l'avessero ad udire i servi: «È necessario che nessuno sappia per ora ch'io son qui venuto.»