«Credo bene che la sia così, perchè io solo non poteva bastare a far tutto.»
«E il Fossano? Non mi hai detto ancor nulla di lui.»
«Del Fossano, per dirvi la verità, da quando l'ho salutato ad Angera, non so nè poco nè molto; ma s'egli è così preso di Valenzia da non saperne vivere discosto un momento, e sol che sappia fiutar da lontano, scommetterei la testa che non passerà gran tempo, e lo vedremo in qualcuna delle nostre gondole.»
«Dovrebbe succedere così appunto; ma quand'anche non ci capitasse, non è già di lui che abbiamo il maggior bisogno. Ora io ti darò un ordine scritto, e condurrai tosto Valenzia nel convento di Santa Brigida.»
E scritto l'ordine contò al Malumbra alquanti ducati d'oro, e raccomandatogli si lasciasse veder presto, ritornò nella sala dove aveva lasciati i suoi colleghi impazienti di una risposta. Se in tanti giorni non aveva mai saputo determinarsi a far chiaro il suo avviso, lo potè in quel punto, e contro all'aspettazione universale, e probabilmente contro anche quella de' nostri lettori, riuscì a dire che in quanto a lui credeva doversi assolutamente acconciarsi col voto de' più, e che l'ammiraglio Candiano gli pareva il solo che fosse degno di vestire la clamide del doge.
Alcuni giorni dopo il senato fu convocato solennemente per l'elezione del doge, e l'ammiraglio Candiano fu quegli appunto che ebbe la maggiorità de' voti. Ciò non bastava però perchè egli fosse definitivamente eletto; bisognava che il gran consiglio in solenne assemblea approvasse la proposizione del senato, al far che dovevano interporsi, com'era l'uso a que' tempi, molti giorni ancora.
Le cose in Venezia erano a questa condizione, quando vi capitò il figlio di Bernabò Visconti col Bronzino: noi lo abbiamo lasciato nelle vicinanze di Castel Seprio, timorosi che il Malumbra volesse rimettere nelle sue mani la sventurata Valenzia. Ma il tristo sgherro dopo aver molto pensato e ripensato su quello che gli restava a fare, alla fine considerò che non gli conveniva tentare quel partito, che gli ordini del senator Barbarigo erano di condurre a Venezia tanto Valenzia quanto il Visconti, ciò che forse non sarebbe avvenuto se mai lo avesse messo al possedimento di quella che avrebbe dovuto essere sua consorte. In conseguenza di questa determinazione, avendo data una svolta al discorso, quand'era venuto a far parole col Bronzino, ed assicuratosi che colui nulla aveva sospettato nè della sua condizione nè delle donne che aveva con sè, prima che spuntasse l'alba se n'era uscito di quell'osteria, e d'uno in altro inganno con belle parole, come sa il lettore per bocca del medesimo Malumbra, aveva condotto Valenzia a Venezia.
In tutto questo tempo Alberigo Fossano, dopo aver frugato per ogni terricciuola del lago, e tentato tutto che gli era parso atto a metterlo sulle traccie della sua donna, messosi in mille sospetti, e in quello soprattutto che il Malumbra, spedito dal Candiano, fosse stato inviato dalla Republica veneziana a tendere insidie alla sua Valenzia, e non vedendo altra via per venire a capo di qualche cosa, pensò ridursi a Venezia egli stesso per sincerare il tutto, e recarsi dall'ammiraglio, e domandargli di sua figlia se mai per sua volontà fosse ritornata a Venezia o in qualche luogo presso; perchè ad escludere il terribile pensiero che ci avessero mano i Dieci, e che tutto fosse scoperto. pensiero che non bastava a sopportare, s'era acconciato con una certa compiacenza al credere che il buon Candiano, fatto istrutto dalla medesima Valenzia della trista condizione di lei e delle ingiurie patite, mandato il Malumbra sotto finti colori, avesse voluto richiamare a sè la figlia diletta. Pur troppo, codesto pensiero che pure è facile a credere quanto gli dovesse riuscire molesto, gli era tuttavia un conforto, un rifugio dell'orribile sospetto che al consiglio dei Dieci fosse stato rivelato il fatale segreto.