«È morto, e l'ammiraglio Candiano sarà il suo successore.»
«L'ammiraglio?»
«Sì, messere, e tutta Venezia è ben lieta di questa elezione.»
Queste parole poterono un tratto confortare il Fossano, il quale pensò che la Serenissima Republica non si sarebbe mai più indotta ad eleggere doge il Candiano, se avesse mai saputo di che colpa era esso reo; breve conforto però, che pur sempre rimaneva l'incertezza amara intorno alla condizione di Valenzia. Con questi pensieri salì lo scalone del palazzo, e con un batticuore che gli toglieva il respiro, mise il piede su quella soglia che in lui risvegliò tante memorie, e gli confisse il petto di tante punte acutissime.
L'ammiraglio Candiano avendo sentito alcuni dì prima dalla bocca del Malumbra, che la moglie del Fossano era in buonissimo stato, e che gli mandava le sue felicitazioni, racquetato per quella parte, che l'animo schietto non gli consentiva di sospettare di nessuno, aveva potuto in quegli ultimi giorni sentire con molta compiacenza che il voto universale designava lui doge di Venezia.
Qui c'è qualche cosa, che parrà forse non affarsi appunto a quella tempra del carattere di Candiano, assai più amico della vera virtù che del fasto e dello splendore apparente; di Candiano che avvezzo al libero comando in mezzo al mare, doveva essere insofferente naturalmente a quella specie di schiavitù vestita di tutte le apparenze della grandezza e del potere. Ma, a tacere che in ciascun uomo, per quanto sia eguale e conseguente a sè stesso, v'ha pur sempre alcuna lieve contradizione; anche il settuagenario Candiano, quantunque i suoi desiderii non avessero mai trasceso i limiti, e l'anima sua fosse dotata di quel semplice candore che non ci fa invanire della fortuna di questo mondo, pure al sentire quegli applausi di tutta Venezia nella quale intera si spiegava la gratitudine di tanta popolazione verso lui, al pensare che nel senato la maggior parte dei voti erano stati a suo favore per l'elezione al dogato; gli colmò l'anima di tanta compiacenza, che quel giorno fu uno dei più felici della sua vita.
Per quell'indole sua aperta e sincera non trovando modo veruno ad infingersi pur un momento, e versandosi interamente la sua gioia in ogni suo gesto, in ogni sua parola, quando gli fu annunciato l'arrivo del cavalier Fossano, desideroso com'era, di rivederlo e di sentire da lui medesimo notizie della dilettissima figlia, gli mosse incontro con un fare di sì gioconda bonarietà e benevolenza che la maggiore non era da sperarsi da chicchefosse uomo del mondo. Le prime parole di Candiano ad Alberigo furon volte a chiedergli notizie di Valenzia, ciò ch'è facile e ragionevole a supporsi.
Il Fossano, mentre stava ascoltando l'ammiraglio, potè accorgersi del giocondo esaltamento dell'animo di lui; e pur troppo, codesta circostanza che doveva essere anche al Fossano di grandissimo contento, lo afflisse per tal modo che si sentì l'un cento più misero di quando non si era ancor presentato a Candiano. Gli parve quasi avere a commettere un grave delitto col domandare all'ammiraglio notizia della sua figlia, col funestare d'una guisa così terribile la pace di quel generoso e prode vecchio, in uno de' momenti più belli della sua vita. E tanto questo pensiero lo vinse che quando l'ammiraglio gli domandò notizie di Valenzia, egli non stette un momento in dubbio su quello che gli doveva dire, e non esitò a rispondere:
«Valenzia sta bene.»
Ma arrossì nel dir questo, e il rapido confronto che dovette fare in quel momento tra le parole che aveva pronunciate e la nuda verità, gli serrarono il cuore di una maniera orribile, e fu a un punto che non cadesse privo di sentimento. Di nulla però s'accorse l'ammiraglio, e quando entrò il valletto a dirgli che la gondola l'aspettava.