«Tu verrai con me dal Morosini,» disse ai Fossano. «Quel caro amico mio, a rammemorare il dì ch'io riportai la vittoria contro i Pisani, or fanno tre anni, ha voluto questa notte dare una festa nel suo palazzo. Tu ci verrai con me, e ti so dire che sarai il benvenuto, che tutta Venezia si ricorda assai bene della straordinaria tua virtù nel canto, e converrà che anche in questa notte voglia intertenerci dell'arte tua.»
«Permettete, ammiraglio, ch'io non venga per oggi; ho gettata più d'una notte, e dalla fatica del viaggio sono così spossato che è al tutto impossibile ch'io sia atto a far nulla non che a cantare. Lasciate, ammiraglio, ch'io mi ritiri, e abbiatemi per iscusato se non so acconciarmi ai vostri desiderii.»
«Non mi state a negare sì poca cosa, messer Fossano, che per un uomo che ha provata la polvere de' campi, come siete voi, e deve all'occasione essere disposto a fatiche ben maggiori di qualche notte vegliata, non deve mettere innanzi mai per iscusarsi dai far qualche cosa, il bisogno di riposarsi. Diversamente mi convincerete che più non avete la virtù d'una volta, e soltanto vi è rimasto l'effeminato costume de' cantori che vanno a zonzo per le corti, e non sanno far altro al mondo.»
Queste cose il Candiano le veniva dicendo con un fare così faceto e brillante che avrebbe messo di buona voglia chicchessia; ma al povero Fossano erano tormentose fitte nel cuore, ed assalendolo ancora il sospetto che il consiglio dei Dieci fosse in cognizione di tutto, sentiva una compassione per l'ammiraglio, tanto più profonda quanto più l'animo di Candiano appariva pieno di gioia; e, per quanto si schermisse, dovette accompagnare l'ammiraglio al palazzo Morosini.
Entrarono ambidue nella gondola, e non sì tosto questa s'avanzò tra le altre, che i battimani echeggiarono d'ogni dove, e il nome di Candiano era da tutti innalzato alle stelle.
Fossano silenzioso e tristissimo dava orecchio a quelle grida, a quegli evviva, e guardava con occhi di sincera commiserazione il Candiano che era lo scopo di tanti applausi.
Nè l'aver sentito dal servo dell'ammiraglio, il quale gli si era fatto incontro sugli scaglioni, che Candiano sarebbe stato eletto al dogato, bastava a toglierlo da' suoi timori, che la politica tenebrosa di Venezia, della quale forse non s'accorgeva interamente chi era nato sulle lagune, era nota assai fuori de' confini di San Marco, che anzi, per non esservi quelli che chiudevano la bocca a chi parlava, veniva dipinta con colori foschi e terribili più di quello forse che comportasse il vero.
La gondola, pervenuta alla scalea del palazzo Morosini, mise a terra Candiano e Alberigo, il quale rischiarato improvvisamente da quell'onda di splendore che riboccava dal palazzo, s'accorse allora solo che non aveva indosso le vesti più acconcie per una festa dove aveva a intervenire il fiore de' patrizi e delle gentildonne di Venezia, e veduto che quella poteva essere una scusa più forte per ritirarsi e tornare addietro, mostrò al Candiano quell'acconciatura da viaggio, dicendo:
«Ora direte anche voi che non m'è assolutamente possibile di entrare nelle sale.»
L'ammiraglio guardatolo ben bene e riso un poco,