«Perchè no?» disse, «così spiccherai meglio tra gli altri.» E di forza presolo per un braccio, lo condusse dentro.

Ai due che entrarono preceduti da un valletto di casa Morosini che li annunciò, venne incontro il senator Morosini colla moglie e gran parte dei gentiluomini e gentildonne che già erano intervenute alla festa.

Candiano presentò il Fossano al senatore dicendo che incontratolo allora appunto che arrivava in Venezia, senza por tempo in mezzo, l'aveva condotto seco, sperando far cosa grata a tutti.—E al Fossano, che tosto venne riconosciuto, furon volte da tutti parole di tanta gentilezza e cortesia, che ciascun altro se ne sarebbe tenuto e n'avrebbe gioito; ma lo poteva egli?

In mezzo a coloro però che furon cortesi di tante belle parole a Fossano, trovavasi anche quello spavaldo d'Attilio Gritti, che in vece di parlare gli volse due occhi torvi e beffardi. In quell'anima rozza e vulgare, avvolta in quel corpo di patrizio; poteva allignar mai simpatia per chi, oltre al decoro dell'avvenenza, andava adorno di mille altri pregi? Tutt'altro: che anzi, senza poter trovare la giusta ragione, non sapendo mai le anime rozze il che ed il perchè delle loro azioni; sin dal primo momento che ebbe veduto il Fossano, e sentì la virtù straordinaria di lui, ne provò una così decisa avversione, che Alberigo stesso dovette accorgesene, quando, per caso, s'era trovato a far qualche parola con lui; e di presente poi, appena rivide il Fossano, del quale l'ammiraglio mostrava avere tanta cura, quell'antipatia gli si accrebbe a cento doppi. Di quanto odio egli odiasse il Candiano dopo la sanguinosa offesa, non è mestieri che venga ridetto; svergognato in faccia a tanti, non aveva però mai potuto vendicarsi di lui, perchè tutti, anche gli amici suoi medesimi, ne lo avevano sconsigliato; anelava però ad una occasione di poter far dispiacere a quell'uomo che tanto abborriva, e col maligno ingegno tuttodì andava pensando a qualche bel modo di ottenere l'intento: ed un pensiero gli balenò alla mente appena che ebbe veduto il Fossano.

Gli amici di lui, a' quali piaceva spesso instigare il suo feroce talento,

«Oh! guarda, Attilio,» gli dissero, «che egli è ritornato, colui che tu desideravi tanto.»

«Egli deve al certo aver commesso qualche grave peccato, e il suo demonio, che non gli è amico, lo ha mandato qui in buon punto. Vivaddio,» soggiunse poi, «ciò che ho detto, farò, così la fortuna faccia nascere qualche bell'occasione.» E strabuzzava gli occhi della gioia sciocca e feroce ad una, e li saettava poi di traverso sulla veneranda persona del Candiano, dicendo fra sè:—Ci capiterai, vecchio invanito; il tuo sabato verrà anche per te.—E si allontanava nelle altre sale sempre in compagnia de' suoi scioperati amici, i soli che si adattassero a stare con lui dopo lo sfregio che aveva toccato dall'ammiraglio.

A questo intanto ed a Fossano s'era collocato vicino il senator Barbarigo, il quale, con grandissima maraviglia di tutti, aveva da qualche tempo rimesso assai di quella sua torbida ed accigliata natura, e si mostrava della più cortese e gaia indole del mondo. Seduto tra l'ammiraglio e Fossano, volgeva belle parole tanto all'uno che all'altro; ma si godeva principalmente nel guardare a parte a parte la figura del giovane cavaliere del quale, appena udì ripetersi intorno il nome, e come fosse arrivato a Venezia in quella sera medesima, non volendo credere a sè medesimo che in ogni incontro la fortuna gli si volesse mostrar sempre seconda, accorse per accertarsi del vero, e come lo vide co' propri occhi, sentì riardere ancora il sangue nelle vecchie sue membra, e disse fra sè:—Anche tu ci sei, giovinetto inesperto, ci siete tutti,—e si volse il primo a complir lui e l'ammiraglio.

Che un uomo traviato da condizioni eccezionali che talora intervengono nella vita, indotto da certe necessità fatali, spinto dal desiderio dell'oro, dalla rabbia di una vendetta covata troppo a lungo e sempre invano, possa condursi a tormentare il suo simile, a macchinare l'estremo suo danno, è cosa della quale ognuno può farsi capace; ma che un facoltoso, un uomo lusingato assai ne' rapporti dell'amor proprio e dell'ambizione, cancrena di chi non ha a litigare col pane, possa avere in sè tanto germe di perfidia, da potere tramare, con un'astuzia diabolica, la rovina d'un suo coetaneo pel solo motivo che gli dava noia il vederlo rimeritato dagli uomini e dalla fortuna, è tal cosa che difficilmente un'anima gentile può indursi a credere; eppure il Barbarigo era tale, ed i motivi di quel suo, diremo, monstruoso operare non si dovevano ripetere che dal desiderio che gli era entrato nell'animo, avesse il Candiano a stargli sempre sotto in faccia al mondo, e dal non aver potuto essere appagato. Il lettore avrà certo fatto le maraviglie, quando sentì che il Barbarigo medesimo, dopo la morte del doge Orseolo, costretto a metter fuori la sua opinione, manifestò che in quanto a lui avrebbe desiderato che il dogato toccasse all'ammiraglio Candiano, ed espose con tanta forza gli argomenti a provare non esservi scelta migliore di quella, che potè indurre tutti i colleghi ad essere dello stesso suo avviso.

Quel medesimo che quando trattossi di gridarlo ammiraglio, fu il solo che desse il voto contrario, che in tutte le occasioni era, se non il solo, tra i principali almeno, che trovassero a censurare e riprovare le azioni di Candiano, tutt'a un tratto s'era fatto il suo fautore, il suo difensore, l'amico suo più sviscerato; ma sarebbe stato egli così, prima che fosse venuto in cognizione del profondo mistero, che appena rivelato al mondo, bastava a schiacciare la testa del generoso ed improvvido vecchio?—avrebb'egli operato così prima di sapere ch'era in sua facoltà il rivelarlo? Ma perchè, si domanderà, appena lo seppe non lo volle manifestare? il lettore ha l'anima troppo ingenua per penetrare i recessi di quel cuore, e una simile domanda gli è ben naturale.