Quella rabbia ch'egli nutriva contro Candiano, si rivolse presto anche contro coloro che mostravano averlo in gran conto, e magnificavano le sue virtù, e lo applaudivano tuttogiorno, ed anche di costoro avrebbe voluto vendicarsi, se non fossero stati in troppo, se non fosse stata Venezia intera. Però un sol mezzo gli parve acconcio: fare in modo che ella profondesse a Candiano tutto quello che era in poter suo di dare, che tutte le ricompense ella concedesse a quel suo prediletto, fino al punto oltre il quale non era più possibile un passo, perchè così, al farsi manifesto il segreto, al publicarsi di quella colpa ch'egli credeva nera ed atroce come un assassinio e peggio, ed era infatti un delitto di stato, al cadere di quella bomba, lo scandalo fosse più romoroso, il risentimento di tante persone, per essere state troppo a lungo ingannate da chi avevano tanto favorito, fosse più attivo ed energico, e d'altra parte la caduta di Candiano da quell'ultima altezza, fosse più insopportabile, fosse più tormentosa. Per questo aveva condotto le cose in modo che il Candiano venisse assunto al dogato, per questo s'adoperava tuttavia, e con più energia di prima, ora appunto che il frutto pareva maturo, e tutte le fila della infernale sua trama venivano finalmente a convergere ad un punto solo. V'era in somma in quell'uomo coperto dalla toga senatoriale più di quanto basta a far torcere il viso pel ribrezzo.
Suonata intanto l'ora terza di notte, e cominciandosi in quel momento le danze, il Morosini, Candiano, Barbarigo ed altri senatori, a cui per nulla s'addiceva quel gioco della prima gioventù, si ritirarono in altre stanze. Il Fossano avrebbe voluto seguirli, ma il senator Morosini additatogli un gruppo di fanciulle:
«A voi tocca trasceglierne qualcuna, chè i sistri già preludiano alla danza,» e lo costrinse a fermarsi in quella sala.
Confuso più che altro da tutto quel frastuono, pieno di una inquietezza che gli rendeva insopportabile qualunque luogo, trovavasi pentito dell'esser venuto a Venezia, dell'essersi presentato a Candiano, prima d'aver pensato meglio a ciò che avrebbe dovuto fare. Mentre se ne stava così perplesso nel bel mezzo della sala, vide entrare il figlio di Bernabò Visconti; la tanta maraviglia che lo prese di quella inaspettata comparsa, diede, per un momento, una diversa direzione alle sue idee, per un momento solo, che tosto la presenza del Visconti, facendolo ritornare colla memoria a' quattr'anni addietro, quando lo vide la prima volta in quella sala medesima, e sentì tanta avversione per lui, lo richiamò tosto ai dolorosi pensieri.
Il figlio di Bernabò da quattro giorni era ospite della Serenissima Republica, la quale, accoltolo, come era dovuto a figlio di principe, intanto che stava deliberando se dovesse o no esaudire le domande ch'egli le aveva fatte, e il partito che le aveva posto innanzi di far la guerra al Conte di Virtù, nessuna cosa lasciava intralasciata che meglio potesse render accetto a quel principe scaduto il soggiorno di Venezia.
In quegli ultimi giorni, come suole spesso avvenire tra uomini malvagi, il Visconti e l'Attilio avevan stretta una tal quale amicizia, e in quella sera trovavansi accanto nella gran sala del Morosini. Quando il Fossano venne invitato da tutta l'adunanza a dire alll'improvviso, seppe il Visconti al tutto chi era quel giovane, e come altra volta fosse venuto a Venezia, per far parte dell'ambasceria del Conte di Virtù.
Il Visconti, appena sentì che il Fossano era una creatura dell'abborrito suo cugino, pensò sarebbe stata per lui grandissima compiacenza il poter trarre alcuna vendetta di lui, coll'offendere quegli che in qualche modo gli apparteneva, e quantunque pensasse che in faccia a tutta Venezia non gli conveniva offendere direttamente chi non gli aveva usata ingiuria di sorta, pure stabilì aspettare l'occasione; e sobillato anche dalle amare parole di Attilio Gritti, che nulla aveva intralasciato per rendergli odioso lo sventurato giovane, si compiacque meditando qualche modo a tormentare chi non gli aveva fatto un male al mondo. Se poi avesse saputo che il Fossano era il marito di Valenzia, che per lui era stato supplantato, che di presente trovavasi a Venezia sulle traccie di quella ch'egli pure aveva potuto amare, chi può sapere fin dove mai sarebbe arrivato il suo sdegno?
Quando il Bronzino gli riferì ciò che aveva saputo dal Malumbra, sul conto della figlia di Candiano, egli non aveva voluto prestare alcuna fede, e venuto a Venezia, pieno d'altre cure, non s'era nè tampoco ricordato di quel fatto vero o falso che fosse, e venuto alla presenza de' magistrati veneziani, non aveva, per le sue buone ragioni, detto nulla di ciò, e soltanto s'era limitato a richiedere la Republica di un valido soccorso contro il signore di Milano.
E in quanto al Malumbra, pentitosi d'avere in parte palesato al Bronzino quel mistero, quando in Venezia si incontrò di nuovo col compagno del Visconti, condusse il discorso in modo da toglierlo affatto da quel sospetto, che il Barbarigo avevagli severamente ingiunto tenesse il segreto di tutta quell'impigliata faccenda, fino a tanto che non gli avesse comandato di presentarsi al consiglio dei Dieci.
Il Fossano alle replicate istanze de' patrizii e delle gentildonne, che ancora volevano sentire la magia del suo canto e i soavi accordi del suo liuto, non potè in quella sera assolutamente mostrarsi cortese, come pure avrebbe voluto, che troppo era afflitto l'animo suo, e la mente aveva ingombra di troppo duri pensieri perchè la fantasia potesse somministrargli il modo d'intertenere quell'adunanza; con tanta insistenza poi era stato, più che pregato, importunato, che non bastando a trattenere entro di sè tutta l'amarezza che gli occupava il cuore, con parole alcun poco acerbe, che neppure non s'era accorto di dire, s'era rifiutato a fare il desiderio comune, con molta maraviglia di Candiano, il quale, non avendo mai veduta tanta ostinazione in lui, non sapeva che si pensare, e con grandissimo dispetto di tutti coloro che dopo averlo tanto pregato, s'erano trovati assai punti da quel duro rifiuto. L'Attilio Gritti, colto quel momento, alzò la sua voce in mezzo al bisbiglio universale, e non esitò a dire villania al Fossano, che gli rispose per le rime, onde quella naturale antipatia che era tra loro, si venne più e più esacerbando. Terminata per altro quella festa, se il Gritti e il Visconti non seppero dimenticarsi di lui, egli ben presto si dimenticò di loro, chè non poteva passare neppure un istante ch'ei non pensasse a Valenzia.