Quando, insieme all'ammiraglio si ridusse a palazzo, il suo aspetto, la sua faccia, tutto era così improntato di quell'amaritudine che dentro il martoriava, ed era così manifesto che un pensiero fisso lo teneva continuamente occupato, che il Candiano sospettò non ci fosse sotto qualche seria faccenda, e fu così forte il suo sospetto che tutta la gioia che lo aveva animato in quel giorno, disparve improvvisa, e lo lasciò più conturbato che mai.

Quando fu l'alba, il Fossano, a cui le ore della notte erano divenute eterne, uscì senza dir nulla a Candiano. Aveva saputo da lui che il Malumbra era tornato in Venezia, e che anzi avevagli riferito essere Valenzia in buonissima condizione; però essendosi intestato che colui non fosse quel che sembrava, e tremando all'idea che fosse mai uno sgherro e volendo sincerarsi, pensò darsi tanto attorno finchè s'incontrasse in quell'uomo.

Scorse quasi tutta la giornata, finalmente sull'ultim'ora passando, per caso, accanto al palazzo del doge, lo raffigurò a non molta distanza, gli si fece appresso colla velocità di una balestra, e a colui che si trovò colto all'improvviso, vide mutarsi il colore del volto. A quella vista, essendo il dubbio divenuto certezza, si sentì nel cuore un'acuta fitta quasi che la lama di uno stile lo avesse passato da parte a parte, e l'afferrò con una forza convulsa che non permise all'altro di svincolarsi, se ne avesse avuta la voglia. Qui, non guardando più che tanto alla moltitudine che si era affollata intorno, mise alle strette quel tristo, perchè gli svelasse ogni cosa; ma colui stava sodo, avendo assai più timore del consiglio dei Dieci che di lui, così che trasse il Fossano in sì gran furore, che gridò a tutta quella moltitudine che gli stava intorno:

«Guardatevi da costui, se mai vi avesse ingannato sino a questo punto, costui è uno sgherro; guardatevi.» E lo avrebbe anche passato con la daga, se un suo amico, che aveva seguito l'ambasceria di Milano, passato per di là e riconosciutolo, non gli avesse trattenuta la mano, e condottolo seco.

Il Malumbra sfuggito al pericolo guardossi intorno, e potè vedere sulle faccie di coloro che lo stavano osservando, quel misto di terrore e di odio che uom prova al cospetto di chi vive alla rovina degli altri, così che esso pure si tolse alla vista di tanta gente assai costernato.

La notte di quel dì medesimo, nella camera dei Dieci, si venne a parlare del fatto occorso al Malumbra, e come su lui pesassero i sospetti del popolo. Una voce si alzò, tra le altre a dire:

«Che cosa ci rimarrà ora a fare di costui?»

«A ciò provvederemo; ma è certo che costui non deve più servire l'eccelso consiglio.» Fu la risposta unanime.

Intanto si avvicinava il giorno che il gran consiglio avrebbe messa in esame la proposizione fatta dal senato, riguardo all'elezione dell'ammiraglio Candiano al dogato di Venezia. Essendo il gran consiglio composto, per tacere di molti altri magistrati, di quasi tutti i personaggi che costituivano il senato, quasi per una consuetudine tutto quanto era proposto colà, veniva approvato nella gran sala del consiglio; però tutta Venezia teneva oramai per cosa certa, d'avere fra pochi giorni a salutare doge il valoroso Candiano.

Il Barbarigo pensò che era giunto il momento opportuno, e senza più, stabilì di mettere in moto tutti i congegni che dovessero produrre l'ultimo risultato.