Il lettore si ricorderà che il consiglio dei Dieci aveva data a lui l'incombenza di chiarire quella strana accusa, trovata contro a Candiano: ma il Barbarigo alle loro inchieste aveva sempre risposto che di quell'accusa non era a far gran caso, e che non aveva scoperto nulla, tanto che il consiglio non ci aveva pensato altro.
Pensò inoltre a disporre le cose in maniera che i suoi colleghi non avessero ad accorgersi, aver lui per tanto tempo tenuto il segreto senza palesarlo. Ora, almanaccando un adatto modo, per non destar sospetti, attendeva la vigilia della straordinaria assemblea, che non tardò ad arrivare. In quegli ultimi giorni il Visconti e l'Attilio Gritti, rinfocando a vicenda ne' loro animi l'irragionevole odio che avevano contro il Fossano, ed avendo sentito da quell'astuto Bronzino, che egli era tornato a Venezia per tener dietro ad una donna della quale doveva fieramente essersi invaghito, come il Bronzino s'era indotto a credere, a passare la noia dell'atroce e scioperata lor vita, s'eran messi a tener dietro ad ogni passo del Fossano per potergli, all'occasione, recare alcuna ingiuria e peggio.
Adesso che sappiamo anche codesta circostanza, tralasciando di parlare di que' giorni che trascorsero ancora, senza che avvenisse alcuna cosa di qualche importanza, andiamo un tratto a ritrovare il Malumbra.
X
SPERANZA E DISPERAZIONE,
Il Malumbra, dopo l'incontro avuto coll'Alberigo Fossano, comprendendo assai bene d'esser venuto in odio all'universale, e che la società all'indifferenza aveva aggiunta anche l'offesa, anche egli sentì il bisogno di agguerrirsi più validamente per riuscire a star forte, solo com'era, incontro all'urto di tutti quanti; e presto l'anima gli si venne guastando di tal guisa, che se prima operava il male per un fine, per il guadagno, per la vita dei figli, allora avrebbe operato il male, come suol dirsi, per il male medesimo, per assaporare la vendetta, e l'esclusiva voluttà del martoriare gli altri; il veleno della sua trista natura più mortale che mai non fosse stato, si raddensò nel fondo dell'anima sua, press'a poco come interviene al crotalo, quando è provocato a guerra dagli avoltori e dai corvi. Ma sempre quel suo odio per gli uomini era misura della sua tenerezza pe' suoi figli, e di presente che, fuori dalle anguste pareti della sua casa, non gli era più concesso di trovare uno sguardo amico, senti a più doppi accresciuto l'amore per la sua famiglia; e quando, seduto a desco in mezzo a quelle sue creature tutte rigogliose e piene di salute, li contemplava con una compiacenza di un genere indefinibile, di sotto a que' pensieri, lenta gli usciva questa voce:—Alle vostre spese, io li mantengo, o uomini, che mi bestemmiate.—E tale idea era la sola che metteva qualche conforto nella sua esistenza guasta, diremo così, e putrefatta in ogni parte.
Ma qui finiva ogni sua gioia, e quella considerazione stessa ne portava seco mille altre, ma di un genere ben diverso; e pensando che egli appunto aveva dovuto far ciò che mai non avrebbe fatto, a sostentare la moglie e i figli, pei quali ci voleva pane e pane a rigore di termine, gli entrava tanta molestia addosso che lo traeva alla disperazione, e tanto più che di quando in quando gli veniva il sospetto non fosse mai per mancargli la liberalità della Republica; questo, per altro, era così amaro, così insopportabile, così rovinoso che la sua mente, rigettandolo come impossibile, sforzavasi in vece a fargli dar luogo a speranze di più largo compenso.
Una sera il Malumbra, dopo aver goduto alcun'ora meno infelice, in compagnia della moglie e dei figli, d'improvviso venne colto da questo sospetto: al solito provossi a scacciarlo; ma non gli riusciva, e non riuscivagli appunto perchè essendosi la mattina trovato col senator Barbarigo, aveva sentito da lui alcune parole che lo avevano messo sopra pensiero: considerando però che gli era stato ingiunto recarsi quella sera medesima al consiglio, la speranza che gli poteva venir data qualche nuova incombenza, mandò in dileguo il primo timore. Udito batter l'ora, in cui era solito recarsi a palazzo, si alzò e, ricevuti i saluti della moglie e dei figli, se ne uscì tosto di là.
Giunto in piazza San Marco, essendo l'ora che quasi tutta Venezia traevasi a passeggiare su quell'ampio spazzo, egli si fermò un momento a guardare. Passeggiavano, tra gli altri, e patrizi, e gentiluomini, e senatori, e dottori, e ricchi mercanti, tutta gente a cui il Malumbra soleva volgere assai spesso il suo occhio pieno d'invidia e di livore. Due patrizi gli passarono assai vicino, nel volto dei quali appariva, a chiarissimi segni, una beata vanità mista a molta alterigia. Ed egli potè notare che avvisatamente si erano scostati da lui; gli passarono appresso alcuni senatori, che in un corpo molto adiposo riassumevano le prove difficili a cui erasi messa la loro vita; lo avvicinarono alcuni mercanti ricchi sfondolati, dei quali non era muscolo che non dinotasse egoismo, apatia e peggio. Di tutti questi, coloro che lo conoscevano, saettandogli un'occhiata di traverso, procuravano cansarlo. Ed egli, mettendo il labbro sotto la stretta dei denti, s'accorgeva troppo bene in che conto era tenuto da tutti quanti, e per la stizza diceva tra sè e sè:
—Se la fortuna vi avesse lasciati mai sempre in balia di voi stessi, chi sa che trista canaglia sareste riusciti anche voi, che sulla faccia avete dipinta l'anima di fango! Ringraziate la vostra sorte, che se non vi avesse agguerriti di molt'oro, in benemerenza delle nude virtù che avete, forse a quest'ora, i piombi, i pozzi, i lacci, vi avrebbero detto quel che invero valete.—