[CAPITOLO XVI.]

I CASTELLI DI PITECCIO E DELLA SAMBUCA.

«Mirate, disse poi, quell'alta mole

Che di quel monte in su la cima siede.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Voi con la guida del nascente sole

Su per quell'erto moverete il piede.»

—— Tasso, Gerusalemme, C. XV.

—Ser Lippo Carratella, crediatelo, troppa più gente e più arnesi di guerra ci vuole per cacciar da quel nido lassù quelli avvoltoi de' Bianchi! È bene che vediate co' vostri occhi in che sito inaccessibile si trovi questo castello. E sì che quando io mi partii da Firenze mi si diceva, che Piteccio non era altro che una bicocca, e che in pochi giorni l'avrei diroccato. Or dite un poco, che ve ne pare?

—Anch'io, lo confesso, l'ho creduta impresa di piccol momento. Quando poi mi fu detto che per osteggiarlo i Pistoiesi ebbero eletto voi, messer Buondelmonti, a lor capitano di guerra, io tanto più fui sul credere che in breve quel nido sarebbe stato disfatto. Ma corrono già molti mesi che costoro non hanno fatto che depredarci con notturne sortite; e fino alcune guardie delle porte della città con audacia incredibile son venuti ad ucciderci, que' feroci!

E a lui il Carratella:

—Importa dunque, vedete, che mi si spediscano subito altre due brigate di buone lance, e quel che più preme, buoni trabucchi e manganelle per rizzarle da ogni parte della Terra, [pg!189] molestar senza posa il castello, e ristringer l'assedio. Vorreste voi darla vinta al cardinal degli Orsini, che Legato di S. Chiesa, oggi perchè meglio gli torna, viene a difendere i Bianchi?

E l'altro:

—Oh! per Pistoia questa volta non fece a tempo! Essa fu nostra prima che egli v'entrasse. Andato a Bologna, sapete bene che non vi fu più felice. Vi dirò anzi che, avvedutisi appena que' Bolognesi della sua predilezione pe' Bianchi e pe' Ghibellini, potè sottrarsi a fatica dagl'insulti del popolo e fuggirsene a Imola. E allora (ecco con che armi combatton costoro!) per vendetta scomunicò Bologna, le tolse la Università, e con una certa bolla che pubblicò, tanto fece, che tutti i professori e gli scolari l'abbandonarono e si volsero allo Studio di Padova. Noi nondimeno abbiamo avuto il di sopra! E faccian pure a lor grado; il nostro partito a buon conto, da ogni lato si fa più potente.

—Ma niuna notizia vi è pervenuta de' molti armati ch'ei radunava in Arezzo? Il partito Ghibellino di là mi spaventa! Dall'ultime lettere ho inteso ch'egli ebbe in aiuto il marchese della Marca, e assai gentiluomini di quelle contrade; molti Guelfi Bianchi e Ghibellini di Firenze, e gran numero di cavalli da Roma e da Pisa, e da molti cherici di Lombardia: in tutto si ragionava che fossero due mila quattrocento cavalli.