Duolmi che verso il Po spingemi un vento,
E non là dove siete.
Il suo pensiero fu quello di andarsene in Lombardia, e primamente a Milano, a quella nobile e potente città italiana [pg!203] dov'era l'accolta de' Ghibellini, per mandare ad effetto il generoso divisamento, che già l'Alighieri gli aveva esternato. Intanto però avrebbe sodisfatto al suo cuore; perchè, presa da Pistoia la via di Bologna, si sarebbe fermato a visitare alla Sambuca gli amici Vergiolesi che tuttodì gli scrivevano, e gli si mostravano bramosi di rivederlo.
Era già scorso circa un anno da che Selvaggia vi aveva preso dimora. Il padre e il fratello, concordi col capitan de Reali che molto stimavano, eran sempre all'aperto su pe' monti a cavallo: qua a fortificar qualche sbocco, e a visitare i prossimi confini col Bolognese, per tenere in rispetto le genti vicine che non corressero su quel di Pistoia: là a dar ordini per nuove scolte che sorvegliassero le vie minacciate da bande di fieri assassini. Secondati a dovere dai militi subalterni, questa vita era proprio per loro. Ma la povera Selvaggia qual conforto potea ritrovarvi? Le sue cugine che l'avevano accompagnata fino a Piteccio, dopo breve dimora si eran ritirate col padre in una loro campagna. Lauretta, divenuta consorte di messer Fredi suo fratello, aveva preso stanza in Vergiole. Solo in estate era venuta da lei, e vi s'era trattenuta per qualche tempo: non quanto però avrebbe voluto, per una grave malattia sopraggiunta a suo padre, che la richiamò a Vergiole. E il solo riflettere che quella gentile aveva dovuto passar sola nel romito Castel di Sambuca tutto un inverno!....
Da quella vedetta una bolgia ampia di neve le si parava dinanzi, e non altro! Un gran vallone formatovi da tre montagne, strette in tal modo, che alle falde non davano adito che al passaggio di un fiume, e solo a settentrione aperte un po' più, era questo tutto il suo orizzonte! Quando poi accadeva che la neve ghiacciasse, allora sì che dovunque era solitudine e ombra di morte da sentirsi stringere il cuore! Interrotto allora ogni umano consorzio! Chi infatti, come in altre stagioni, si sarebbe attentato a salirvi? A porsi in via lassù, il certo pericolo di scivolare e cader giù nel burrone, ed esser sepolti fra le volute di neve che si staccasser dall'alto, meno estremi casi, da Pavana o da altri paesetti d'in basso v'allontanava ciascuno. Essa poi nell'inverno nemmeno [pg!204] v'avesse udito il consueto fragore monotono del sottoposto torrente! Questo pure co' molti rii che lo alimentano era arrestato dal gelo! Nell'altre stagioni v'udiva almeno il cantar degli uccelli, il suono di qualche zampogna, o la prolungata cantilena de' rispetti che si alternavano da un poggio all'altro le giovani pecoraie. Adesso non le giungeva alle orecchie che uno squillo di tromba per l'appello de' militi, o il rintocco d'una campana pe' sacri riti. Pochi abitatori rimanevano nella terra in quella stagione; costretti a condursi per le maremme a guadagnar di che vivere. Gli uccelli stessi erano spariti da que' dintorni, perchè quando è tempo di neve volano al basso per cercar d'alimento. Aggiungi un castello, per quanto ampio, tutto però per milizie, e non punto provvisto d'alcuno degli agi della città, tanto meno di quanto occorresse per premunir dal gran freddo, e curare al bisogno la sua debol salute; e da ciò s'argomenti che nuove annegazioni materiali avesse dovuto farvi, oltr'a quelle indicibili dello spirito!
Pensiamo ora qual sollievo potè sentire quel cuore, e di qual gioia inebriarsi all'arrivo di messer Cino! Era già più oltre del mezzo di primavera; ma per Selvaggia fu proprio quello il suo primo e il suo più bel giorno! Quella valle tanto gelida e scura, da quell'istante le si fece un incanto. Quel cielo non le parve mai sì sereno: i prati nel loro bel verde le sembraron fioriti come giardini!
L'è rivenuto il fior di primavera,
L'è ritornata la verdura al prato.
L'è ritornato chi prima non c'era,
È ritornato lo mio innamorato!
L'è ritornata la pianta col frutto;
Quando c'è 'l vostro cuore, il mio c'è tutto.
L'è ritornato il frutto con la rosa;
Quando c'è il vostro core, il mio riposa.
Questo canto che aveva già incominciato a sentir risuonar per le selve da una povera pastorella cui era tornato di maremma il suo damo, pareva proprio intonato per lei. Era l'inno d'amore, l'inno del cor suo.
[pg!205] E Cino?.... A riveder finalmente la sua «giovine bella, luce del suo cuore,» non ebbe contento che a questo potesse agguagliare! I Vergiolesi per fine, tutti lieti di sua venuta, l'accolsero come uno dei più intimi amici, come un di lor parte, e si onorarono d'averlo fra loro.
[pg!206]