—Alla fine ci rivediamo, messer Fortebracci!—come in aria di trionfo esclamò.—Nobile cavaliere, voleste proprio qui in casa mia venire a rendermi visita! Oh! ben faceste, vedete; perchè se v'occorre, Musone qui vale ancora un po' più di quel che non valesse a Pistoia.
—Mi è noto,—replicò il Fortebracci:—egli è per questo ch'io di nuovo ricorro a te.
—Si tratterebbe—ripigliava Nuto.... Ma vedendosi intorno coloro che ve li avevan condotti; preso al braccio Musone, e movendo pochi passi per entro ad un altro sbocco, gli espose a bassa voce e in succinto quel che loro occorreva.
Dopo di che ritornati:
—Ritiratevi!—ordinò Musone agli scherani.
E rimasti soli, voltosi al Fortebracci con quel fare birbesco, e da padrone della situazione, dinanzi ad uno che aveva bisogno di lui:
—Ho capito—soggiunse. E scotendo la testa, e fendendo l'aria con la mano:—Eh! messere! Bisognava aver fatto un po' più a modo mio, laggiù! Un albero che t'auggia, [pg!230] si taglia. Per un rivale non ci vuol meno. E ora ei l'ha scampata!
—Egli, dicesti? Ma che?.... dunque tu stesso?....
—Io, sì; con brava scorta di gente d'armi, lo vidi io da questi miei pertugi passar di qui, gli è già qualche tempo sul mezzo del giorno; e gente del capitan Vergiolesi, mi parve, oh! anzi era, quella che andava con lui!
—Sta bene, comprendo!—rispose l'altro aggrottando le ciglia.