La mesta canzone riempi di tristezza e di compassione il cuore di quelle donne. La buona Maria volle guidare il Romeo al castello, sicura che la sua signora l'avrebbe molto gradito. Ed egli che sentiva il bisogno di riposarsi, non essendosi fermato che allo Spedaletto circa sei miglia distante, non esitò a seguirla. Le giovani allora quasi tutte gli tenner dietro, nella speranza di sentirgli ripetere quella canzone. In questo Selvaggia sorpresa d'udire in tanta solitudine melodie, benchè di lunge non ben distinte, ma d'un andamento sì melanconico, aveva spedito a sapere d'onde venissero e da chi mai. E come da Maria le fu narrata ogni cosa, a lei pure prese vaghezza d'udir quella storia.

Il Romeo con le donne era rimasto sul piazzaletto che è dinanzi alla porta. Selvaggia si recò subito nella sala, e consentì che le donne stesse vi venisser con lui. Le quali com'ebber riveduta la buona loro signora, meravigliarono che in sì breve tempo quel suo volto fosse divenuto sì pallido, e quel suo sguardo vivace e lieto, apparisse languido e mesto.

Ma intanto come natura era in lei esser sempre con tutti affettuosa e gentile:

—Venite, venite—diss'ella a coloro che si avanzavano peritose.—E voi, buon pellegrino—facendosegli incontro—siate fra noi il ben arrivato! Profittate a vostro agio della nostra ospitalità, che, per quanto assente mio padre, per noi, non sarà che di piacere e di grazia.

—Gran mercè, madonna,—soggiunse il Romeo.—La [pg!236] fama del vostro bell'animo che suona sì degnamente, mi faceva sicuro di vostra buona accoglienza.

—Frattanto—soggiunse ella—qui presso a me assidetevi, e prendete posa dal viaggio, mentre che vi faremo apprestare un qualche ristoro. E se vi piace, ditemi in grazia d'onde venite, e come per questi monti; e quale mai storia racchiude la vostra canzone.

Cui egli rispose:

—Abbiatevi da sapere, o nobil signora, che corrono già nove anni da che mi partii da Milano, la terra de' padri miei, deliberato di recarmi a visitar la tomba del principe degli apostoli. E ciò avvenne quando al principio di questo secolo (nè ciò potrà esservi ignoto) papa Bonifazio ottavo intimò il giubileo, e pose a Roma general perdono di colpa e di pena a quanti visitassero, de' Romani per un mese, degli estranei per quindici dì, le basiliche di S. Pietro e S. Paolo.

—E il concorso com'andò voce, veramente fu grande?

—Quanto mai possa dirsi!—rispose egli.—Perchè Bonifazio ad agevolarvi l'andata, nella pienezza di sua potenza fulminò l'interdetto a chiunque (fosse stato il più grande dei re!) per Roma e per questo fine avesse impedito il viaggio. Tantochè potete pensare che genti d'ogni grado e d'ogni nazione che vi si recarono!