Non vi dirò di molti principi che v'intervennero. Ricordo fra' più illustri Amedeo quinto, principe di Savoia, del quale tutti esaltavano non che il valore guerresco, l'animo gentile, e la protezione alle arti belle. E infatti a Roma aveva condotto con sè dal suo Stato, com'io pur vidi, valenti artisti d'ogni maniera ad ammirarne le grandi opere, e a quelle ispirarsi per commetter loro grandi lavori. Noi italiani, quei molti in particolare che eravamo in vesta di pellegrini (e a me piace, vedete, con questo abito di ritornare alla patria) uomini e donne solevamo raccoglierci a cento a cento fuor delle mura. Di là si moveva e si faceva l'ingresso nella santa città, cantando i cantici della chiesa fino alla basilica di S. Pietro. Oh allora il pietoso spettacolo, se l'aveste veduto! Era un continuo scontrarsi con altre schiere di penitenti che ripartivano: e tutti come uguali nella fiducia, [pg!237] un medesimo animo ci guidava, una stessa gioia ci commoveva!
Per amor della perdonanza, lo credereste? molti pellegrini a condursi i figliuoletti per mano; e i vecchi genitori talora per la stanchezza impotenti a più moversi, fino a portarseli sulle spalle! Eppure a que' giorni dopo i disagi di lungo cammino anco i più gagliardi a mala pena si reggevano, in piedi! Ma tant'è! l'amore e la fede vincon sempre ogni ostacolo! E la più parte, vedete, erano scalzi, trafelati dalla fatica, e smunti poi dai patimenti per la scarsezza del vitto essendo venuti a brigate, e a intere famiglie limosinando: di que' de' nostri quassù, fin di Piemonte, e chi financo dall'estrema Sicilia. Tanta poi era la folla, dì e notte, per la città, che l'antico ponte Elio sul Tevere, detto or di Sant'Angelo; perchè la gente astretta a passarlo per la visita delle basiliche non vi s'accalcasse per modo, che intoppatasi facesse subbuglio e avesse a cadere nel fiume; e' fu diviso per lo lungo con uno stabile spartimento. Sicchè quelli che andavano a S. Pietro volgevan la faccia a castel Sant'Angelo; a quella gran mole che fu già sepolcro dell'imperatore Adriano; e quelli che venivano per ire a S. Paolo, eran volti verso il monte Giordano. E pensate voi quanto danaro in tutto quel tempo fu raccolto per ogni chiesa! Giorno e notte presso l'altare (io gli ho veduti) due cherici stavan lì a riceverlo. Generalmente fu asserito che in tutto quell'anno aveavi sempre in Roma, ogni giorno, oltre ai romani, dugentomila pellegrini; e che oltre a due milioni fossero stati i devoti visitatori.
—E ditemi, nobil Romeo;—lo richiese Selvaggia—vi dimoraste per molti giorni?
—Quando ebbi ottenuta la perdonanza, e già passatovi da più che un mese, mi partii dalla gran città, non vi so dir come pieno l'animo per le meraviglie della Roma pagana e della cristiana! Allora, chiamato da un mio parente per negozi domestici, m'inoltrai nel mezzodì dell'Italia, e giunsi a Napoli. Colà, fosser cagione i disagi d'un sì lungo peregrinaggio, infermai gravemente, e qualche anno fui costretto di rimanervi. Non appena la salute mi consentì di lasciar [pg!238] quel bel cielo e quell'incantevol paese, toccai di nuovo Roma. Ma qual differenza da quella Roma che aveva già vista! Vedovata del suo pontefice (chè come sapete, Clemente V fu eletto e stabilivasi in Francia) mi diede immagine della compianta Gerusalemme! In preda ai partiti, la desolazione e i lamenti non vi mancavano! Mi rimisi tosto in cammino, e sulla via del ritorno come aveva fatto pensiero, volli fermarmi a visitare la bella città di Siena. Oh! quando si rientra in questo vostro paese, benedetto e privilegiato che gli è per l'idioma gentile, e per tanto più civili costumi; per la bellezza delle sue terre, e per la sua libertà; oh! non so dirvi che senso di gioia ci si rinnova! Limosinando di borgata in borgata, di città in città, dopo sì lungo viaggio pervenni a Siena in salute, e serbo sempre memoria di quella gente nobilmente ospitale. Ma ahimè! fu colà che intesi un tal fatto da impietosirne le belve! Per lo che a sollievo dell'animo mio, e perchè le gentili anime si compiangesser con me sopra le umane sciagure, mi proposi compor su di esso una canzone, quella che di lontano ascoltaste.
—E qual è mai, se vi piace, cotesta istoria, mio buon Romeo?
—Orrenda!—diss'egli—più di quello che sia dato di credere! Madonna Pia, la giovane e vaga figliuola di messer Buonconte de' Guastelloni di Siena, abbiate da sapere, che (corrono circa vent'anni) fu maritata a messer Baldo d'Aldobrandino de' Tolomei. Come poi intorno al 1290 ne rimase vedova, quattro o cinque anni dopo si disposava a un cotal Nello o Paganello d'Inghiramo Pagnocchieschi, signore del Castel della Pietra[8] . Ma non sì tosto ei la ebbe impalmata, che gli entrava in cuore una ardente passione per Margherita contessa di S. Fiora. Di qual potenza si fosse il demone che invase quel perfido, udirete dappoi. La grazia e la virtù della donna sua si dileguarono in un subito da quel petto. Odio invece e livore vi sottentrò; e concepì fin d'allora l'orribil [pg!239] pensiero di disfarsi di quella misera per congiungersi alla ricca e volubil contessa. Nello infatti divenne poi il consorte di Margherita, e fu il suo quarto marito! Ma con qual mistero, con qual perfidia pervenisse a' suoi fini, io solo...; chè per certo non so se la nuova qui...
—Oh! nemmeno un sentore n'era giunto fra noi!
—Si dunque; io solo potrò raccontarvelo. E vi prego fin d'ora, per onore di lei e del vero, non diate ascolto ad accuse contro a questa povera Pia. Varie e calunniose voci si fecero andare per Siena dal suo vile uccisore per ismentire in qualche modo il delitto. E fuvvi persino chi pronunziò il nome d'un suo amante riamato, e che il marito per gelosia furibondo ne divisasse la morte. Ma come potete pensare che a noi pellegrini andando di casa in casa è reso più agevole che a chi che sia di essere al fatto delle vicende domestiche; or io posso dirvi che, un venerando vecchio della casa, de' Guastelloni, avo della Pia, presso del quale fui ospitato, mi svelò tutta quanta la nefanda trama di Nello, asserendomi con giuramento che una sì nera calunnia falsamente fu apposta a quella gentile; a lei, non d'altro colpevole che d'aver troppo creduto ad un marito infedele, e di avere, fino agli estremi perdonando, portatogli affetto!
Ricordo come il povero vecchio già quasi infermo, un tal dì, tutto tremante stringendomi la destra, e sfogandosi in lacrime mi diceva:—Con questa cara figliuola la nostra casa è disfatta! Io non reggo al dolore! La povera Pia sappiate che laggiù in maremma in que' bassi fondi, in un castello di suo marito, quel della Pietra.... Oh! la mia bella e virtuosa nipote! da lui, da lui proprio vi fu confinata! E intendete voi con qual fiero proposito? Perchè il dolore dell'abbandono (chè ella lo amava tanto!), ma più poi la malaria, per que' pestiferi miasmi lì presso a uno stagno, lentamente operassero in lei quel ch'ei voleva, la morte! ma, senza traccia di ferro del suo vile assassino! Sebbene non mancò chi narrasse che laggiù (ei più crudele e violento!) da un suo scherano la facesse precipitar da un balcone! Fu sparso poi ad arte pur questo: ch'ei trovatala morta per malor subitaneo, una forte disperazione lo sorprendesse. Disperato si, credo, [pg!240] come Caino, del perdono di Dio; perchè tal misfatto contro a una innocente chi potrà mai perdonarglielo? E fiero allora il vegliardo mi si diè a esclamare: Maledizione! maledizione sul capo di quell'iniquo! Dio ci castiga; chè già noi... oh si! dovevamo conoscerlo noi questo traditor della patria, quando fuggì gli Aretini alla Pieve del Toppo!.... e allora.... impedire a ogni costo!.... Ahimè! ahimè! (e affannato percotevasi il capo con ambe le mani). Poi ripreso vigore esclamò;—Oh! perchè non ho io tanto forti le membra da impugnare una spada, e prenderne su di lui la bramata vendetta! Che almeno nell'infausto castello fra i più crudi rimorsi finisca l'iniquo i suoi giorni; e dipoi quell'edificio dalla vetta delle sue torri sia diroccato, nè mano di uomo possa più rialzarlo; e fin le stesse macerie nel suo putrido stagno vadan sepolte! Ma che di sopra a tante sozzure, deh! giustizia di Dio! si elevi una nobile voce che impietosisca le future generazioni, narrando lo strazio con cui si disfece la vita d'una sì cara ed innocente figliuola!
Pur troppo vi so dire—ei conchiuse—che tutta Siena e il contado di gran pietà ne furon commossi! Ma che giova però? La mia diletta, l'onore di mia famiglia, ahi! ahimè! non è più!—