—Ma dove va' tu col capo? Oggi che han che fare i fiori con l'armi?

E porgendo l'orecchio:

—Sta'! sta'! non senti? Qui, non ti pare? si fa appello agli armigeri; il campanone suona a rintocchi.

Usciva allora dal suo palazzo lì presso, tutto chiuso nell'armatura, messer Fredi de' Vergiolesi, che avendo udito quel dialogo:—Buoni popolani!—avvicinandosi disse loro—col buon dì buona ventura gli è questa che vuo' contarvi. Sappiate che agli anziani del Comune giungeva da pochi [pg!22] giorni un messaggio del cardinal da Prato molto amico nostro, pel quale si pregava il Consiglio di non voler porre indugio a confermar nelle cariche di potestà e di capitano generale delle nostre genti il valoroso messer Tolosato degli Uberti. E questo atto solenne, in armi tutte le compagnie, si compirà questa mane.

—Ah! ecco! così va bene! benissimo!—esclamarono i tre vecchi con la massima gioia.—Viva il nostro gran capitano!

Queste esclamazioni facevan soffermare intorno ad essi alcuni giovanetti loro parenti, che per caso passavano con altri amici! e:—Come, come—dissero incuriositi—rieletto proprio il dell'Uberti?

A' quali il più vecchio poggiato ad un bastoncello, fendendo l'aria con una mano, con gravità rispondeva:

—Sì, sì. Eh figliuoli! Se non era lui! Prima col suo valore: e badate, ci vuole! poi con la nomea che si è conservato d'un'illustre famiglia: chè, vedete, non ha mai mutato parte: ghibellino sempre! Lui, e lui proprio qui fra noi ci voleva, che non del paese: perchè.... uhm! Dio ne guardi! Ma egli nobile, egli imparziale, mettesse ordine e pace; e temuto da' nostri vicini, ci desse anche con loro quel po' di riposo che da un anno e' si può dir che godiamo.

Queste giuste parole le approvavano tutti. Ma intanto avevano inteso una certa nuova, che li affrettava a separarsi: parte per proseguire verso la piazza; i più svelti poi prendendo a fretta pe' vicoli, chi da un lato, chi da un altro, per esser de' primi a informarne gli amici. E già i cittadini d'ogni età e d'ogni ceto erano accorsi al proprio armamentario o loggia, che era il corpo di guardia d'ogni quartiere della città; e fornitisi delle armi, ciascuna compagnia co' lor capitani moveva alla piazza maggiore a porsi sotto il comando del capitan generale.

In Pistoia, fino dai tempi de' Consoli, dodici erano le compagnie del popolo, divise tre per quartiere, e di tutte le persone che dalla prima gioventù alla vecchiezza erano atte alle armi, fossero nobili o popolani. Volevan con ciò che fosse dovere di tutti di custodir la città, perchè i cittadini [pg!23] non si dividessero fra loro in due classi troppo diverse; l'una, la nobilesca, agguerrita, operosa, ma fiera e arrogante, e ministra di tirannie come spesso avveniva: l'altra, la popolare, oziosa ed inerme, e troppo inclinata a una pazienza servile. Perchè infine, dicevano, nissun cittadino dev'essere agli altri terribile, ma tutti insieme farsi temibili ai nemici della patria. Esercito stanziale, siccome adesso, in questo, come negli altri Comuni, in Italia non v'era. Le compagnie armate ne facevan le veci. Potrebbe dirsi che quasi col medesimo ordine e intendimento vedemmo istituita la guardia nazionale mobile nel nostro regno. Che anzi alcuni scrittori, e principalmente inglesi e alemanni, hanno notato, esser la moderna landwehr della Prussia imitata dall'antica Ordinanza della milizia nelle repubbliche italiane; cioè dal tempo della Lega Lombarda fino all'Ordinanza del Macchiavelli, perfezionatore delle passate costumanze.