—A voi gran mercè, buon Romeo! Ma, e tornate per via diretta a Milano?

—Sì veramente.

—Oh! egli dev'esser pur là—(pensò fra se stessa; che fare? che dirgli?) A questa idea le sue guance sì pallide si acceser d'un tratto siccome fuoco.

E il Romeo le soggiunse:

—Io sono di nobil famiglia: non posso dirvi di più. Un impulso irresistibile mi trasse ad andarmene in romeaggio; e ora, sano di corpo, e tranquillo e sodisfatto dell'animo, ritorno alla mia terra natale. Se in alcuna cosa di vostro servigio potessi adoprarmi da quelle parti, me ne terrei grandemente onorato.

—Oh! se sapeste quanto per me la graziosa vostra profferta.....

—Parlate, su via, parlate, ch'io sarò lieto d'ogni vostro comando.

—Poichè vi piace—soggiunse ella—dirovvi dunque che un amico nostro e concittadino, messer Cino de' Sinibuldi, passò già per di qui, e dimorato per breve tempo fra noi, partivasi per Lombardia.—Ma, ahimè!—traendo un lungo sospiro—molto tempo è omai corso che nissuna novella ci è venuta di lui! E sì che di scriverci ne avea a tutti impromesso, e noi per certo a lui affezionato, lo speravamo! Egli è uomo di leggi e di lettere, e valente, sapete! scrittore di leggiadri versi, grande amico dell'illustre Alighieri. Poi egli, in tanto feroce parteggiar di cittadini, si serbò sempre puro di sangue fraterno: e ov'ei s'intromise, fu per senso di nobile animo, e per amor di concordia. Gli è per questo che si è recato colà fra i Ghibellini ad affrettar la discesa [pg!243] dell'imperatore in Italia. Non vi può esser noto dove ora si sia; ma io son d'avviso a Milano. Ad ogni modo per ciò che v'ho detto vi sarà agevole, spero, di ritrovarlo. E allora.... Oh! allora—come in atto supplichevole seguitò ella—in nome di Dio ve ne prego! narrategli il turbamento e il sospetto in che tutti ci ha posti la privazione assoluta de' suoi caratteri, e di qualunque suo familiare: e ad ogni caso voi pure inviatecene qualche nuova. Duolmi che nè mio padre nè mio fratello sien qui per sentirvi ripetere questa stessa preghiera!

—Il piacer vostro mi è legge, o signora. Mi avete proferito un tal nome, che per la prima volta udii a Roma articolar con affetto sulle labbra d'un buon vecchio morente, ch'io per qualche giorno assistei nell'ospizio de' pellegrini.

—Oh! che mai dite! e chi era mai cotest'uomo?