Voleva più dire, ma affralita, e fortemente commossa, le venne meno la voce: e solo col languido sguardo accompagnò il Romeo sino al limitare di quella porta; d'onde ei di nuovo con vivo accento esclamò:

—Deh! possa Iddio consolarvi! Sarà questa la mia preghiera sempre! Addio!

Quest'ultima parola parve le risonasse nel cuore come una tremenda inesorabil sentenza.

—Ah! pur troppo addio tutte care speranze!—ella ripetè varie volte; e ricadde nel più grave abbandono!

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[CAPITOLO XXI.]

I CONTRABBANDIERI.

«Che pur bisbigli?

Tra' fuora que roncigli.

—Messer che comandate?

—Che questi pruni leviate,

E fate via.»

—— Serventese di Giannozzo da Firenze.

Ricorderà il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano già avvenute, e di già consolate di una bella bambina. Allorchè Selvaggia arrivò al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito non le parve vero d'averla a sè. Quando non fosse derivato che da un impulso di quel suo animo sì gentile, essendo stata fin da' primi anni a Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perchè d'indole buona l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi comunemente; che, cioè, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il più intimo. Troppa distanza passava, gli è vero, e tanto più per que' tempi, dalla nobile famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza [pg!246] di casta ove il cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra parte non è a pensare se la buona donna ne fu contenta!

Avvenne così che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, fattala venire al castello, le disse: