Costoro, fatti più arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino all'assassinio. Più volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, e di scuri. Nelle notti quanto più buie, e fra le tempeste più arrovellate, allora sì che era un via vai di costoro su' pe' confini; taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perchè con le milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, dove di manutengoli non ne mancava, lì eran quelli che dovevan riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan già che dovea transitarvi.

Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur [pg!253] troppo chi si pone a una china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in fondo! Però un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, gli fece disegno addosso, e pensò: «questo è uomo da farmi buon giuoco;» e battendogli sopra una spalla, così gli disse:

—Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, purchè tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassù al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. Però bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie quante più poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza di rivederlo.

—Ma io... ma lei!...—rispose egli molto turbato; perchè pensò come mai la sua donna potesse tradire quella buona signora!

—Ohè! Non c'è ma che tenga!—l'interruppe risoluto Musone—Tua moglie ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli uomini della nostra brigata. Perchè siccome a loro premono queste quattro dita di gola,—m'intendi?—così tu non vorrai esser da meno per amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!—E alzando la mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer più motto, e per diversa via si partirono.

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[CAPITOLO XXII.]

IL TRADIMENTO.

«Vieni, corri forte

Alla morte! traditori!

Quivi le spade fuori,

Colpi tagliando e dando,

E le lance spezzando.»

—— Serventese di Giannozzo da Firenze.

Che faceva intanto il capitan Vergiolesi al castello della Sambuca? S'aggirava dì e notte minaccioso per que' dintorni, forte del suo coraggio e de' suoi uomini accresciuti di numero e armati di tutto punto: e austero co' suoi per la disciplina, implacabile coi nemici, dovunque e a tutti incuteva terrore. Era lassù il leone della foresta, il cui solo ruggito spaventava chi volesse aggredirlo. Lo stesso Musone, il fiero, l'audace bandito, da que' pressi doveva girar largo. E di fatto le sue aggressioni eran tutte sul Bolognese; perchè guai a lui se fosse venuto di qua dal confine! Una volta che volle tentare un assalto sullo stesso capitano, mentre sceso dal castello in un'ora di notte, con pochi de' suoi perlustrava la via, se a lui riuscì di scamparla, non così a due de' suoi masnadieri, che caddero trucidati.