Rientrato poi nell'osteria con la guida, toccando a questo la spalla, e con certi occhi stralunati gli disse:
—Bada sai! Lascia prima che mangino e che abbian pagato!
—S'intende—rispose l'altro.—I buoni affari bisogna trattarli a pancia piena. E vedi che io oggi te ne fo far uno co' fiocchi. Piuttosto ti dico che tu pensi subito a me! m'hai capito?
[pg!261] —Non dubitare; i meglio bocconi son tuoi. Poi tu dovresti sapere che alla circostanza non ho i granchi alle mani!
—Va bene! Me lo credevo—rispose l'altro, assicurato di buona mancia. E seguitò a tener d'occhio e a porger l'orecchio su tutto e su tutti.
In breve i nostri, tolte le selle ciascuno al proprio cavallo, con manciate di fieno l'avea stropicciato e asciugato: poi legatili tutti a' vicini castagni e procurato loro da nutrirsi, l'un dopo l'altro se ne entravano nell'osteria.
Era omai sulla sera. Il caldo, sebbene in montagna non sia mai affannoso, pure in quell'ora e in quel basso vi si sentiva: da quei giovani poi molto più, affaticati non poco per tutto il giorno. Però non parve vero a ciascuno di scingersi l'armi e spogliarsi delle vesti. Posaron tutto nella prima stanza: poi non fecero altro che affrettare briosamente l'ostiere, perchè nell'altra vicina li servisse alla mensa. Non è da dire di che sorta fosse quel loro apparecchio. Un lungo e sudicio tavolino, sul quale eran solo distese alcune foglie di castagno; cinque o sei boccali, ed orciuoli e alcuni piatti; e torno torno due panche male in gambe per i convitati. Una stanza poi a tetto, tappezzata di ragnateli; e vari straccali polverosi dall'altra parte. Ma il buon umore che regnava fra loro fece mandar in burla ogni cosa. Tutti gridavano a una voce:
—Ostiere, sei pronto? portaci da mangiare, galeotto che sei! Non pensi che abbiamo una fame da lupi?
Per accrescer quel brio giovanile bastò loro che seduti alla tavola, si vedessero comparire una giovane fantesca. Era questa una paffuta montanina avvistatotta, e accorta: la disperazione dell'ostessa, che facendola da gelosa l'avrebbe voluta cacciar le mille volte, se altrettante quel furbaccio di suo marito, in un'osteria di confine come la sua, con un andirivieni di contrabbandieri che pagavano a bizzeffe, e sapeva tenerseli cari, e al bisogno servirli, non l'avesse convinta che un zimbello miglior di lei non poteva trovarsi, e che anche per questo d'avventori non ne mancava. Adesso era lei questa destra fantesca che portava in tavola le vivande, e che intesasi col padrone, badava a mescere a tutti del vin [pg!262] generoso. Accettando così da essi per quasi un'ora e ricambiando gli scherzi, que' giovanotti non s'erano accorti che costei li aveva ben bene avvinazzati. Però l'oste si affrettò a far loro un conto spropositato, che presentato e richiesto da lei stessa con molte lusinghe, non esitarono a pagar per l'intero, aggiungendovi il di più della buona grazia per lei medesima. Vi avevano invitato alla mensa anche il pastore che fu loro di guida: ma esso si scusò con dire che era solito a prender cibo co' suoi amici in cucina per farvi due ciarle.
Intanto quest'uomo aveva mangiato e bevuto, sì, ma in un attimo era stato visto sparire da un uscio di dietro. Quando a un tratto, quei giovani che ancora trincavano e facevan cuccagna, si videro entrar nella stanza quanti militi ce ne potesse capire, che puntate contro essi le spade, e altri addossatisi con le allabarde fin da una bassa finestra, intimaron loro d'arrendersi! Erano le milizie del Comune di Bologna, il cui territorio avendo quei giovani violato entrandovi armati, quel capitano ingiunse loro l'ordine di seguirle.