Gran sollievo per Selvaggia fu sempre la compagnia di Lauretta. Erano, è vero, di una indole assai diversa; perchè Lauretta aveva un carattere riservato, positivo, tranquillo: Selvaggia invece espansivo, sensibile, e cuore e mente ardentissimi. Nondimeno fin dall'adolescenza, ogni volta che si trovavano insieme, parea si studiassero di temperare ciascuna e nasconder quasi l'indole loro, pur per amarsi. Selvaggia ammirava la fermezza d'animo di Lauretta, ma pur troppo non sapeva imitarla. È ben vero che avendo costei ricevuto questo dono dalla natura, non l'era d'uopo di gran virtù per mantenervisi. Ma frattanto più d'un conforto aveva ottenuto da questo dono, nelle sventure domestiche come nelle pubbliche: collegate queste in particolare con quelle tante e molto spesso temute pel suo messer Fredi. Divenuta sua sposa, si sentì anche più obbligata verso la sorella di lui, e verso un'amica tanto infelice. Ora poi che a' primi stridori della stagione il male di lei si era aggravato, dedicò ogni cura e ogni momento a recarle un sollievo.

Cotesta mattina, quando Lauretta reduce da Vergiole le entrò in camera, trovò Selvaggia che giaceva in letto supina sollevata alquanto dai guanciali, e nella massima quiete. I capelli le stavan dietro raccolti, ma non sì che alcuna delle sue bionde anella non le scendesser dinanzi sui bianchi lini della sua veste; ed era in volto d'un tal rosso incarnato, che si sarebbe detto: «ella è sana.» Gli occhi avea chiusi come in un dolce sonno. Lauretta, per timor di destarla, si era avvicinata a passi lenti e leggeri, ritenendo quasi il respiro: e dal fondo del letto andava osservando se veramente dormisse; e allora, se meglio fosse stato di lasciarla in riposo. Quando Selvaggia in un subito aperse gli occhi; e accortasi dell'amica, la guardò e le sorrise. Poi tratta fuori una mano e porgendogliela:

—Cara Lauretta!—esclamò.

[pg!267] Ed essa pure chiamatala a nome, le venne accanto, e accolse quella mano nella sua con grande affetto.

Allora Selvaggia a bassa e lenta voce così le parlò:

—Dopo una notte agitata ed inquieta, un lieve sonno sul mattino ho potuto ottenerlo. Oh! raro, sai, mi si consente quest'oblio della vita, se pure funesti sogni non vengono a turbarmi anche questo. Trista vicenda, mel credi! Perchè nelle notti, che mi paiono interminabili, potessi almen non pensare, o in quel poco di sonno trovar pace alla mente!... Gran mercè, Lauretta, d'esser tornata sì presto! Ne aveva proprio bisogno di rivederti!

E intanto le poneva la mano al viso come per carezzarla, e si avvicendavano il più tenero amplesso.

—Sei tornata dunque per sempre? Deh! Lauretta, fa di rimanervi! La tua presenza mi è di tanto sollievo!

—Sì, sì, starò teco: non vo' lasciarti mai più—riprese l'altra.—Pensa se m'è di piacere, mia buona amica! Fredi pure il desidera.

—Fredi stesso? Oh! è stato sempre affettuoso per me!